Archivio mensile:ottobre 2007

  

BENVENUTi allo "ZUCCA DAY"

 

 

Istruzioni per l’uso di ZUCCA DAY

 

(che si legge esattemente come è scritto senza virtuosismi di sorta.

DAY non è una parola inglese ma una forma più accattivante per dire

D A I

le tre lettere della parola che ci incoraggiano a fare sempre di più)

Qui da noi si festeggia il CORAGGIO, da cui DAI,

perchè noi siamo VERE Zucche non ZUCCHE vere.

 

una VERA ZUCCA non è una testa vuota

ma una testa che ragiona e che ha

 

il CORAGGIO delle IDEE

il CORAGGIO della PAROLA
il CORAGGIO del SORRISO

il CORAGGIO della FANTASIA

il CORAGGIO dei SOGNI

il CORAGGIO dell’AMORE

IL CORAGGIO della VITA

 

(dai voce al tuo coraggio, comunica la tua forza a chi, quando e come vuoi!)

 

 

ti senti una VERA zucca come me?

e allora, questo è il posto giusto.

sostieni, con le tue parole, ZUCCA DAY

 

 

conosci qualcuno ha bisogno di coraggio o di un incoraggiamento?

hai bisogno di una spinta per fare qualcosa?

vuoi dire a qualcuno: "DAI ce la puoi fare!" 

 

Questo è il posto giusto. Mani alla tastiera e scrivi il tuo

 

DAI (per dare forza)

o il tuo MI DAI (per trovare la forza)

 

se invece il tuo problema è che ti senti ancora una ZUCCA vera

non fa nulla, scrivi lo stesso quello che vuoi

e con il tempo anche tu diventerai una VERA zucca.

 

"nulla è impossibile per sempre!"

 

Gg

 

P.S e se nel frattempo ti dovesse scappare un sorriso…non ti trattenere :O)

 

 

 

 

 

    

[ATTENZIONE Comunicazione di servizio: Chi conosce già il gioco continui ad accarezzare la luna (STO ACCAREZZANDO LA LUNA:) – Chi invece non conosce ancora il gioco può leggere l’intervento precedente (Penny) … e insieme continueremo a dar vita a questa storia (una parola dopo l’altra): Fine comunicazione ATTENZIONE]
 
 

C’era una volta, in un paese non molto lontano da lì, un oceano infinito di nome universo. Nelle sue acque nuotavano pesci di ogni specie: il pesce cestello, il pesce ombrello, il pesce pensatore e perfino il pesce motore. Ogni mattina, sulla riva nord-est dell’oceano, si recava un ragazzo di nome indefinito. Camminava fino a raggiungere l’acqua. Guardava fugacemente l’infinito e poi, voltando le spalle all’oceano si sedeva per terra e, quotidianamente, pensava alla sua vita, non considerando il suo futuro, ma guardando solo il passato. Vedeva tutto ciò che gli era accaduto, dal momento in cui si era seduto a terra fino al momento in cui era venuto al mondo. Un viaggio indietro nel tempo. Diciamo, però, che il viaggio lo iniziava solamente, non riusciva mai a portarlo a termine, infatti dopo pochi minuti di solitudine, ogni volta, sentiva una voce urlare il suo nome: “Indefinito! Indefinito! Muoviti è tardi. Dobbiamo andare a scuola” e Indefinito rispondeva sempre: “ma è presto!”. La voce che lo chiamava era quella del suo amico silenzio, un bravo ragazzo, su questo non si discute, ma era sempre convinto di essere in ritardo. E così, Indefinito, ogni mattina, replicava per un po’, ma poi cedeva alle insistenze dell’amico e andavano insieme a scuola. Arrivati all’ingresso, trovavano il cancello chiuso e puntualmente Silenzio diceva: “ma forse è presto!” […]

 

“Ecco, hai visto? Te lo avevo detto che era presto!”. “E ora che facciamo?” E Indefinito, come ogni mattina, con pazienza, rispondeva allo stesso modo: “Giochiamo! Sì, giochiamo al gioco dei contrari!” E nel pronunciare questa frase Indefinito ci metteva così tanta gioia che Silenzio, si entusiasmava ogni volta, anche se lui perdeva sempre. Il gioco dei contrari consisteva nel rivivere a ritroso episodi della propria vita, immaginando di poterli modificare e rivivere in maniera diversa. Sì, Indefinito amava il passato e non pensava mai a quello che sarebbe stato il futuro! “In fondo”, diceva sempre “il passato lo conosco, il futuro non so neanche cosa sia, perché devo sprecare i miei pensieri per un tale che non ho mai visto quando il caro e buon passato mi segue da una vita?” Si allontanarono dalla scuola e si andarono a sedere su una panchina, accanto ad una grande fontana con due statue che sputavano acqua. Le due statue rappresentavano una donna in sella ad una motocicletta e un bambino seduto sul ramo di un albero. Silenzio, come sempre, urlò un numero: “64” e Indefinito, pronunciò a fior di labbra un giorno “giovedì”. I due ragazzi, amici, da quando i rispettivi genitori li avevano concepiti, avevano catalogato, nella loro testa, tutti gli eventi passati (non c’era un solo momento che avessero vissuto separati) e a caso li evocavano. 64 giovedì corrispondeva a quell’episodio in cui avevano incontrato per la prima volta amore. Amore era una giovane donna dai capelli biondi e l’occhio allegro che, lavorava in un parco. In questo parco c’erano 423 panchine e 103 fontane. Amore si occupava della loro manutenzione. Ogni giorno, camminava nel parco, avanti e indietro, su e giù, con un secchio di vernice di colore diverso. Un giorno rosso, un altro giallo, un altro ancora indaco, un altro violetto e molto spesso usava il colore passione. Controllava con precisione tutte le panchine e le fontane e se vedeva un graffio, partiva una pennellata di colore. Tanti colori per una stessa panchina. Era uno spettacolo da vedere. Anche perché, Amore non sembrava dipingesse quanto piuttosto che accarezzasse quelle panchine. Lo faceva con così tanta tenerezza che a vederla si rimaneva incantati. Accadde allora, che nel giro di poche settimane, le panchine e le fontane divennero color arcobaleno. Un giorno il sindaco del paese, fece una passeggiata nel parco e vide quello spettacolo. Colori ovunque, il parco era diventato il parco della gioia dove era più facile sognare e più divertente passeggiare. Dopo essere rientrato in comune, convocò in sessione straordinaria il consiglio comunale e fece una proposta: “è ora di fare qualcosa di importante per la nostra città. Per prima cosa, dobbiamo valorizzare il parco del vento e per farlo è necessario cambiarne il nome” – i consiglieri si guardarono un po’ interdetti e credettero che il sindaco fosse impazzito. Con tutti i problemi che la loro città doveva affrontare nell’ultimo periodo, lui, li convocava, per cosa? Solo per cambiare il nome di un parco. Il sindaco era così entusiasta che alla fine, riuscì a coinvolgere (questo è quello che lui immaginò) tutti i consiglieri. A dire la verità i consiglieri acconsentirono solo per non perdere tempo. Un consigliere si alzo e domandò: “allora come lo vogliamo chiamare questo parco?” E il sindaco rispose: “arcobaleno” e poi aggiunse “e la prossima riunione del consiglio comunale la faremo nell’arcobaleno”. “Sì, mi piace! Tutti da oggi in poi, andranno nell’arcobaleno”. Dette queste parole, il consiglio comunale si sciolse e i consiglieri andarono via dalla sala comunale, infastiditi, stupidi e soprattutto, credendo che il sindaco avesse perso il lume della ragione. Amore, intanto, continuava nel suo lavoro, ignara dei cambiamenti che sarebbero avvenuti e che presto avrebbero coinvolto anche lei. Da lontano c’era qualcuno che guardava Amore con una tenerezza infinita e osservava ogni suo gesto con attenzione e a bocca aperta. Uno dei giardinieri del parco, di nome vivere, stava scoprendo la bellezza del suo lavoro grazie alle semplici azioni di Amore e mentre potava, innaffiava, innestava, piantava pensava […]

 

“che meraviglia. Dove passa Amore, tutto si trasforma in un’armonia di colori”. Vivere avrebbe tanto voluto parlare con Amore, ma aveva paura. Credeva che quella donna che colorava con tanta gioia il mondo intorno a sé sarebbe sparita se lui avesse avuto il coraggio di avvicinarla e dirle anche solo una parola.

Vivere lavorava, pensava ad Amore e sognava e mentre faceva tutto questo vedeva che di giorno in giorno aumentavano le persone nel parco. Prima 2. Poi 10. Poi 100. Accadde così che la tranquillità di quel parco, dove Vivere osservava Amore da lontano, si trasformò in confusione. Non c’erano più solo le mamme o i nonni che raccontavano le storie colorate delle panchine ai propri nipotini, o i fidanzatini che camminavano mano nella mano progettando una vita insieme, ma anche uomini d’affari immersi nei propri progetti di rinnovamento. Geometri. Architetti. Scolaresche in gita che lasciavano, ovunque, tracce del proprio passaggio. I politici, cominciarono a tenere lì i propri comizi. Stilisti di fama nazionale usarono il parco come scenografia per le proprie sfilate di moda. Un giorno accadde l’inatteso. Vivere si vide recapitare una lettera di licenziamento con effetto immediato. La stessa lettera che ricevette anche Amore. Ormai nel parco Arcobaleno non c’era più posto per individui singoli e al loro posto vennero assunte squadre di operai. Le persone che frequentavano il parco erano aumentate in maniera considerevole. Stavano nascendo chioschi ovunque. C’erano due edicole. Il chiosco con le frittelle e le pizzette. Quello con i kebab. Nel fine settimana si organizzava la fiera rionale e la prima domenica di ogni mese venivano collocate in giro per il parco degli stands con articoli di antiquariato…Prima della rivoluzione che aveva coinvolto un po’ tutti, c’erano altri due personaggi che davano vita al parco corradosorriso  […]

 

Corrado era un uomo distinto, anche se, all’apparenza, di scarse finanze. Camminava nel parco e si fermava accanto ad ogni panchina. Si guardava un po’ intorno, alla ricerca di occhi. Sì, Corrado adorava guardare il mondo attraverso gli occhi delle persone. Appena trovava gli occhi giusti, si rilassava, apriva la custodia che portava sempre con sè e ne estraeva un violino. Anche questo, apparentemente, molto vecchio, ma tenuto con estrema cura. Lo appoggiava sulla spalla destra mentre con la mano sinistra afferrava l’archetto. Chiudeva gli occhi e si faceva avvolgere da una melodia particolare che lui aveva intitolato “inimatible“. Una melodia magica, in cui le note danzando, andavano a salutare tutta la natura. Le foglie vibravano, l’erba del prato fremeva, i fiori gemevano e le persone…sì, tutte le persone, anche quelle disperate, che non sapevano più a cosa aggrapparsi, per la durata di quell’armonia, si dimenticavano dei problemi, delle paure, dei dubbi, insomma di ogni pensiero e lasciavano spazio alla fantasia e cominciavano a sognare. Accanto a Corrado, c’era il suo Sorriso, un cucciolo di cane, di una razza non ben definita, che lo seguiva ad ogni passo. Finita la musica, Corrado deponeva archetto e violino nella custodia. Si accovacciava accanto al prato e cominciava a cercare qualcosa, e non si muoveva da quella posizione finchè non lo aveva trovato. “Eccoti qua!” – esclamava – allungava un dito, spostava una foglia e accarezzava il più piccolo fiorellino che abitava in quel prato. Non lo raccoglieva, lo accarezzava semplicemente e poi, soddisfatto, si alzava e si dirigeva, accompagnato dal suo sorriso, verso un’altra panchina e il gioco ricominciava. Però, dal giorno in cui il parco cominciò ad essere invaso da tutta quella confusione strana, cambiò qualcosa anche nella vita di Corrado […]

 

Accadde che, quel giorno che, venne chiamato “oggi”, come ogni mattina, nel paese dal nome disincanto dove c’era il parco "arcobaleno", tutto si svolse come sempre. Il sole era sorto. Le mamme avevano fatto alzare i bambini dal letto, avevano preparato loro la colazione. I papà erano stati i primi ad uscire di casa. Le squadre di operai, assoldate per lavorare nel parco, avevano fatto la loro prima sosta al bar. Caffè e cappuccini per tutti. E come ogni mattina nel bar c’era anche il buon sottosopra, un ragazzone grande e grosso, ma buono come un cornetto crema e amarena, che tutti evitavano, credendolo un pò fuori dal "normale". La brina era comparsa sulle foglioline. Le nuvolette avevano fatto spazio al vento ma qualcosa era cambiato…Indefinito e Silenzio, stavano correndo a scuola, come sempre, in anticipo. Indefinito pensava e Silenzio girò la testa a destra e meraviglia…il parco “arcobaleno” era sparito. Non esisteva più, era come se, per opera di un incantesimo quella gioia della natura fosse stato cancellato. Silenzio urlò: “non c’è più”. Indefinito cercando di capire cosa non ci fosse più e nel girare la testa a destra comprese…Il viso di Indefinito si riempì di lacrime le sue uniche parole furono: “è colpa mia. E’ tutta colpa mia”. Poco alla volta, da ogni lato del paese, giunsero tutti gli abitanti e la reazione fu la stessa per ognuno. Rimasero tutti a bocca aperta. “Fatemi passare!” – La voce del Sindaco si fece spazio fra tutta quella gente. Dietro di lui la giunta comunale che lo guardava, come se fosse un povero pazzo. Il sindaco corse da Indefinito, suo figlio che non smetteva di dire “è colpa mia. E’ tutta colpa mia”. Ma il sindaco non riusciva a capire. Cercò di dire qualcosa ma le lacrime di Indefinito non si fermavano. Il Sindaco, allora, fece l’unica cosa possibile. Pose una mano sulla spalla di suo figlio e lo attirò a sé e lo strinse in un abbraccio così pieno d’amore che […]

 

 

 

 

       

[…magia in progress…accarezza la luna più che puoi…con tante parole e vedrai…]

 

 

Tutto accade per caso…o forse no! Comunque…forse è un caso…o forse no, oggi ho trovato questo racconto! All’inizio non ho “ascoltato” le parole…ero distratta. Ho messo da parte la pagina. Poi, all’improvviso, mi sono resa conto che avevo letto qualcosa di importante. Ho riaperto la pagina e ho letto…Il sentimento che ho provato? Una immensa tenerezza e poi…ho riletto…e ho capito… 

 

[…]

a chi ha tanto da dire ma che non sa come farlo (inizia e tutto verrà da sé)

a chi ha il blocco dello scrittore (o almeno crede)

a chi ha un sorriso nel cuore

[…]

 

 

Buona lettura a voi …

 

 

Penny non sapeva scrivere.

 

Stava lì nel suo bellissimo astuccio arancione tra la gomma e il righello, ma, per quanti sforzi facessero, nessuno riusciva a farla scrivere. Qualcuno le alitava in faccia, qualcuno la faceva volteggiare in una danza vertiginosa, ma non usciva neppure un segno piccolo piccolo. Penny aveva chiacchierato spesso con altre penne sui banchi di scuola su cui era stata dimenticata. C‘era chi si lamentava del superlavoro, chi si annoiava perché faceva poco movimento, ma tutte le avevano assicurato che scrivere era molto bello, una piacevole sensazione di calore che si diffondeva dappertutto. Penny sapeva che prima o poi si sarebbe dovuta decidere a scrivere, ma una irrazionale paura la bloccava. E…se avesse scritto solo sciocchezze? E…se fosse stata costretta a scrivere bugie? Rabbrividiva all’ idea che non avrebbe più potuto riprendersi le parole, una volta fissate sulla carta e così rimandava di giorno in giorno il momento fatale, nascondendosi sempre più sotto il righello. Poi accadde l’ inevitabile: una mano impaziente le fece fare l’ ultimo vorticoso valzer sull’angolo di un giornale e la lanciò lontano. Lontano dalla gomma, dal righello, lontano dall’ astuccio, dai banchi di scuola, dal suo piccolo mondo. Improvvisamente si trovò sola, una penna grigia tondeggiante, che rischiava di finire stritolata senza avere mai veramente vissuto. "Bill vieni subito qui ! Che cos’ hai in bocca?" e il cane lasciò cadere Penny ai piedi del bambino. Luigi raccolse la penna, la pulì nei pantaloncini e corse in casa col suo piccolo tesoro. In punta di piedi raggiunse il tavolo, rubò un gran foglio di carta e lo stese sul pavimento. "Voglio scrivere mamma " mormorò a bassa voce. Penny sentì un brivido per tutto il corpo, una dolcissima sensazione di gioia e senza più alcun timore aiutò il bambino a scrivere la prima parola della sua vita. (Roberta Bedosti)

 

…e da qui il gioco continua…

 

Scrivete tutto quello che volete ma poi, scegliete una parola, una sola parola, la prima che vi viene in mente e scrivetela!

Ma io devo capire che quella è la parola con cui giocate e allora prima di scrivere la parola, copiate questa frase nel commento:

 

STO ACCAREZZANDO LA LUNA:

 

e dopo i due punti scrivete la parola!

[inondatemi di commenti e di parole e scoprirete che accadrà una piccola magia (la magia è già in corso) ]

 

Un sorriso….e buon divertimento. Gg

 

  

Che dite, ve lo strappiamo un sorriso
io, Myduck new versione e
Paperoni la bottiglia dei campioni
che ha viaggiato per i sette mari
e ha trovato AMICI assai rari?
 
 

…continua…

 

Vi è mai capitato di scrivere un messaggio, poi metterlo in
una bottiglia e affidarlo alle onde del mare? No! Sì! Forse! 
Come No, Sì, forse? qua i quasi sono due…
pardon, i casi, sono due: o sì o no! Forse non vale?!?
 
Come dici Biancognomo? "qui siamo noi a stabilire le regole
e ognuno è libero di dire ciò che vuole…quindi anche FORSE"
 
E allora, immaginiamo di prendere una bottiglia e scrivere
un messaggio su un foglietto. Poi, lo arrotoliamo e lo spingiamo
giù, attraverso il collo della bottiglia…e poi?
E poi, chiudiamo bene la bottiglia e via, affidiamola alle onde.
 
 
Ora, con un pò di fantasia, immaginiamo l’espressione che
farà la persona che troverà la bottiglia con le nostre parole!
 
La state immaginando? No dico…immaginatela!
Io immagino lo stupore e la gioia
Immagino una persona assorta nei propri pensieri
che si sente un pò sottosopra per varie ragioni
(e tu sai come ci si sente, sì, sto parlando proprio con te,
con te che a volte ti senti un pò stanco, scoraggiato e vorresti
vedere il mondo un pò più bello, sì proprio con TE)
e vorrebbe un motivo per cominciare a sorridere e all’improvviso
vede una bottiglia…la apre…legge…e...
 
"non ci posso credere…"
(in quel momento non pensa ai suoi problemi e per un pò
trova quella carica di energia che lo rasserena un attimino)
 
 BASTA così POCO per far sorridere una persona,
e BASTA POCO per giocare con la fantasia e trasformare
un giorno qualunque in un giorno "straordinario"
 
 
"si può? posso dire una parola?"
"ma certo Biancognomo puoi dire ciò che vuoi"
"…[grazie! (perchè è una bella parola)]…visto che con me
avete fatto tutti un "lavoro" meraviglioso e ogni volta che mi guardo
noto che sono sempre più bello…"
"Biancognomo…non essere egocentrico, dì quello che vuoi e poi
andiamo a dormire che è tardi!"
"va bene. Qui sopra c’è il mio amico..Myduck, dicono tutti che assomiglia
a quel tale paperino dei fumetti, ma non è vero. Lui è l’unico e originale Myduck.
Anche lui vorrebbe un pò di colore per diventare, grazie a voi, simpatico come me
E allora ecco cosa dovete fare: scrivete dei messaggi (ciò che volete), 
Myduck ed io li metteremo nelle bottiglie e
poi le affideremo alle onde del mare e scoprirete…qualcosa… :O) "
dal mondo dei colori è tutto!
vi auguro una meravigliosa notte
e ricordate la "fantasia è ciò che ci rende VIVI, usiamola"
 
un sorriso, Giovanna, Biancognomo e Myduck
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