Archivio mensile:febbraio 2008

 

 
è il protagonista di questo giorno
che si mostra a noi una volta
ogni 4 anni. sarebbe il caso di
intervistarlo, di lasciargli un pensiero,
un desiderio, un’immagine cantata.
volete fargli qualche domanda
particolare, sicuramente risponderà,
voci di corridoio mi hanno assicurato
che è un giorno "molto gentile"
 
voi non siete d’accordo?
 
 
 
…fai ciò che pensi
e pensa ciò che fai…
 
Gg
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[…]

 

Libero è il giovane, libero è il vecchio

Libera l’acqua che fugge dal secchio

Libera la donna, libero l’uomo

Libero il bosco e quanti conosco

Libero pesce in libero mare

Io cresco libero se riesco a imparare

 

[…]

 

 

Se cammini per la strada, ti capita di vedere di tutto, dal ragazzo con il ciuffo birichino al signore che parla e intanto sbadiglia e così la sua voce assomiglia a quella dell’orso Yoghi. Donne straniere avvicinate da baldanzosi signori un po’ avanti negli anni che, gentilmente, cercano di ottenere un numero di telefono, ragazzi con gli scooter parcheggiati sul marciapiede che parlano, ah proposito, di cosa parlano? E ti capita anche di vedere le auto che cercano di superare le altre bloccate nel traffico, quando all’improvviso, cominci a sentire il suono di tanti clacson e ti domandi cosa stia succedendo a pochi metri dal tuo naso, visto che è trascorso qualche minuto e le auto continuano a rimanere nella stessa identica posizione di poco prima. Ti avvicini ad un gruppo di persone e cominci a comprendere quando vedi due uomini che indossano la divisa della polizia e senti una frase ripetuta come un’eco da più persone “rapina a mano armata” e una donna che poco prima lavorava tranquillamente nel suo negozio ed improvvisamente, si trova terrorizzata accanto ad una vetrina e racconta di un uomo che le ha puntato una pistola addosso e l’ha obbligata a consegnargli l’incasso della giornata. Già, camminando per le strade di ogni città, si può vedere di tutto, solo che molte di queste cose sarebbe meglio non esistessero. Continui poi, a camminare e vedi polizia e carabinieri salire sulle auto d’ordinanza e andare via e le persone che pochi attimi prima si stringevano intorno alla donna rapinata, si avviano chiacchierando verso casa. Scuotono la testa, si allarmano, ma la vita continua e qualcuno cammina ancora…(Gg)

 

 

 

[ un pensiero per dare luce ad ogni giorno ]
 
 
  
 
 
due…occhi…
 
limpidi e sinceri, attraverso cui,
chi vuole, può vedere la bellezza
della vita, può trovare la forza
di alzarsi dopo una caduta,
può desiderare l’istante successivo
dopo una delusione e può
stupire se stesso amando ogni
essere, ogni momento e
cantando la vita che ogni giorno
nasce con il sole
 
non di sola gioia
vive l’uomo ma di istanti
positivi, negativi che poi,
adagiati su di una bilancia ideale
formano l’equilibrio che nasce
dalla forza, dal sorriso, da una lacrima
dalla passione, dal desiderio
di una vita che scorre in un tempo
che può apparire tanto lungo
o tanto breve a seconda
del piacere o meno che i sensi
sono in grado di riferire 
alla nostra anima attraverso
 
due …occhi …
 
(Giovanna Giaquinto) 
 

 

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Era il cane di un bambino di città
Mangiava sedano, fegato, riso con le vongole
ed era abituato come un vero marajà

Questa è la storia di un cane barbone
Abbandonato dal suo padrone
Il suo padrone si chiama Roberto
E a raccontarvela io mi diverto

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Era il cane di un bambino di città
Mangiava sedano, fegato, riso con le vongole
ed era abituato come un vero marajà

Questa è la storia di un cane barbone
Abbandonato dal suo padrone
Che l’ha lasciato a dormire all’aperto
Anche se è inverno e fa freddo di certo

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Era il cane di un bambino di città
Mangiava nespole, fragole, torta con le mandorle
Era più viziato del viziato dei pascià

Ma quando è l’ora di andare in vacanza
E le automobili sono in partenza
Non c’è più posto per il cagnolino
Così lo chiudono sul terrazzino

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Salta, ringhia ed ulula su tutta la città
Non ha più sedano, fegato torta con le mandorle
E se non l’aiutano certo morirà

Ma dopo un giorno che lui si lamenta
Passa di lì un maresciallo pompiere
Con le sue scale raggiunge il terrazzo
Mentre il buon Virgola sembra già pazzo

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Ora che lo salvano chi lo tiene più
È lì che mugola, uggiola, va come una trottola
Lecca il salvatore che lo tiene stretto a sé

Questo pompiere è il papà di un bambino
Molto più buono di quel Robertino
Fa il bagno a Virgola, lo tratta bene
Gli fa le coccole, ci gioca insieme

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Non ha niente più del cane di città
Non mangia nespole, fragole, riso con le vongole
Ma non è mai stato più felice di così

Virgola Virgola con le orecchie a sventola
Non ha niente più del cane di città
Non mangia nespole, fragole, riso con le vongole
Ma non è mai stato più felice di così

 

[ ci pensate mai al potere magico

che ogni canzone porta con sè?

hanno al capacità di farci ridere,

piangere, urlare, volare…

ci aiutano a sognare, ad amare a VIVERE ]

 

quali sono le canzoni che vi fanno sorridere,

ridere, che vi fanno sentire leggeri? scrivetene versi,

titoli, alcune parole, ciò che volete e poi…

 

[…cantiamo insieme…]

 

…tre e quattro…

 

"…lasciami bagnare lo spirito con i colori, lasciami riempire il fiato con il tramonto e sorseggiare dalla magia dell’arcobaleno e del soave mattino. I colori sono esseri abbaglianti che nascono dal carattere e dall’eccitazione dei sentimenti e attraverso loro l’esistenza parla ad ogni creatura umana…"(khalil gibran)

 

 

 

ecco le parole che pronuncio in silenzio al mio cuore che negli ultimi dieci giorni non è riuscito a vivere questa esistenza con la leggerezza dello stupore, con lo sguardo candido del bambino, con le parole cantate al vento con i pensieri liberi dalle paure, con la certezza che nasce dalla speranza e soprattutto con l’abbraccio del sole…insomma si è dimenticato di lasciarsi andare. si è dimenticato che "crescere" non vuol dire smettere di giocare o sognare ma vuol dire semplicemente giocare e sognare prestando maggiore attenzione a ciò che abbiamo intorno e alle persone che quotidianamente incontriamo – "crescere è imparare una nuova melodia non dimenticando quelle che già abbiamo nel cuore" – oggi ho detto "basta" e da questo momento il mio cuore ricomincerà ad intingere le emozioni nei colori della vita e non permetterò che ne lasci "sfumare" nessuno.un sorriso by Gg

 

 

 

 

"…mela intervista…"

 

 

Donnarock: Gent. ma Sig. Mela, come mai è venuta a far visita al blog di Semplicità?

 

Mela: Voci di Macedonia, il paese da cui provengo han detto che in questo blog ci si sentiva come a casa e così, visto che sono curiosa…ho provato…sono salita a bordo della Zucca trainata da Fantasia e Magia, i due cavalli alati di maga Zucchina sono arrivata fin qui…

 

Pina e Donnarock: Cosa hai trovato di bello? Sono vere le voci che corrono a Macedonia?

 

Mela: solitamente, a Macedonia girano tante leggende metropolitane, insomma inventano storielle di tutti i tipi. Ad esempio, Anna la Fragola, un giorno ha raccontato che c’era Mela Annurca che andò in un paese curioso di nome Metamorfosi, perchè si era innamorata di Lampone Vagabondo, se non sbaglio era un violinista e attratta dalla sua musica lo aveva seguito in questo paese curioso. Ma appena oltrepassato il confine, Lampone si era trasformato in un Fiume che tutti chiamavano Tagigi e ogni volta che accarezzava gli argini emetteva un suono melodioso. Mela Annurca perse il suo Amore e cominciò a piangere e d’improvviso sentì una voce che le sussurrò: "non fare così". Si guardò intorno, ma non vide nessuno…ma all’improvviso sentì un prurito al picciolo e vide affacciarsi Bruco Io. Mela urlò per lo spavento e Bruco cadde per terra e come toccò il suolo si trasformò in una colorata farfalla. Mela dimenticò subito Lampone e cominciò a sorridere e si rese conto che quello non era il posto per lei anche se era molto bello e soprattutto quello, non era amore. Salutò e Ringraziò Bruco Io divenuto Farfalla Colorata e tornò nella sua terra recitando un antico proverbio: "frutti e ortaggi se li vuoi solo dei paesi tuoi". Ancora non si sa se la storia sia vera. Per quanto riguarda Semplicilandia, invece,  mi sento proprio bene anche se queste tedine azzurre stonano un pò con le mie guanciotte, però ci si può accontentare e poi ci siete voi che mi fate sentire importante con queste domande…Se continuate sono più contenta…

 

Donnarock: Hai paura dei vermiciattoli?

 

Mela: No, assolutamente. Anzi, molto spesso li tengo al caldo nel mio pancino e li nutro ma, c’è sempre un però, io, come molte mie amiche, soffriamo tantissimo il solletico e i vermicelli, si muovono con quell’andamento sussultorio ondulatorio che…hhhhmmmm… non ti so dire ma è terribile…mi scendono tutte le goccioline di rugiada a furia di ridere

 

Donnarck: Cosa pensi riguardo al ruolo che ha avuto la tua collega nella vicenda di Biancaneve? Mi permetto di darti del tu perchè vedo che sei un frutto a modo.

 

Mela: Ovviamente tu parli di Mela Avvelenata. Purtroppo in ogni famiglia ci sono le Mele Marce e la povera Mela Avvelenata è stata solo una vittima delle circostanze. Ricordo che fin dall’infanzia ha sofferto. I suoi genitori vivevano separati, la sua mamma così dolce e matura,  viveva in una cassetta a quattro scomparti con giardino con la figlia, però per pagare le bollette, doveva lavorare tanto. Aveva il compito di aiutare le maestre nelle scuole elementari e quindi passava gran parte del suo tempo fuori casa. Sai lei si occupava dei problemi del tipo:"la mamma ha una mela e 3 figli in quanti spicchi la deve dividere per poterne dare uno ciascuno e averne uno in più per gli ospiti?" – insomma aveva un ruolo piuttosto importante. Il papà di Mela Avvelenata invece non ne voleva proprio sapere di maturare e così continuava a vivere sull’albero dove si occupava di rilevare i cambiamenti meteo che trasmetteva in tempo reale a Melaset, ma purtroppo veniva pagato poco o niente. Quindi, Mela Avvelenata trascorreva molto tempo da sola e finì per frequentare cattive compagnie che le imposero di partecipare ad un rito di iniziazione che consisteva nello specchiarsi almeno una volta nello specchio delle brame della matrigna di Biancaneve. Purtroppo Mela Avvelenata non era molto agile e si fece scoprire dalla Matrigna…e il resto della storia è ben noto. Purtroppo la piccola Mela ha avuto un ruolo deprecabile nella storia ma proprio in questi giorni ho saputo dalla mamma che vive in una comunità di recupero a sembra che sia quasi uscita dal Tunnel dei Veleni tanto che canta notte e giorno "sono fuori dal tunnell dell’avvelenamento…". Speriamo non la mandino via prima del tempo.

 


Intervista a cura di Semplicesai (alias Giovanna Giaquinto)

 

Ieri Emilio, l’angelo dei bambini, che li accoglie con amore, quando per varie ragioni, a qualunque età, devono entrare nella casa bianca che si chiama OHSPEDAL dove uomini e donne con camici bianchi, divise blu o verdi, si prendono cura di loro, mi ha parlato in confidenza di una canzone. Dice Emilio…

 

“la musica è magica. Ci può aiutare in tanti modi. Ci può far sorridere, ci può far piangere, ci può dare energia e può anche farci dimenticare le paure, i dispiaceri”

 

“davvero?” – ho domandato io. Non perché non gli credessi, ma solo perché mi piace sentire parlare Emilio. Mi piace il suono della sua voce, mi piace guardare i suoi occhi quando parla…e lui ha continuato:

 

“ascolta questa canzone, se ti va, guarda anche le immagini e poi, dimmi quali sono le tue emozioni. Io mi siedo qui, accanto a te e aspetto, con calma”.

 

   

 

 

lo sai oggi che giorno è?

 

[ Oggi è, davvero, un nuovo giornO ]

 

 

 

Ieri ho incontrato Emilio. Chi è Emilio? E’ un angelo che ha le sembianze di un bimbo. Ha due ali bianche bianche, ma va in giro a bordo di una nuvola, perché le sue ali ancora non sono pronte per spiccare il volo. Sorride mentre il vento gli accarezza i biondi capelli e canta una canzone molto allegra. Nella mano destra ha un oggetto che usa delicatamente e nel farlo si diverte proprio tanto.

 

Secondo te qual è il compito di Emilio, se ti dico che nelle sue azioni è molto delicato?

Qual è l’oggetto che ha nella mano destra che non solo fa divertire lui ma sorridere tutti?

In che modo le sue ali diventeranno robuste, al punto da farlo volare senza ricorrere alla nuvola?

 

 

[vivi per volare sulle ali della fantasia]

 

 

 

Vi racconto la storia di due rane cadute per errore in un secchio pieno a metà di panna. Pur sapendo nuotare, la panna non è sicuramente il liquido ideale per sopravvivere. Le rane cominciano ad agitarsi cercando di saltare fuori, ma il bordo è troppo alto e per quanti sforzi facciano non ci arrivano. “E’ inutile”, dice la prima rana, “non ce la faremo mai” e così dicendo, si lascia andare, affogando miseramente. La seconda rana invece continua a provare, e salta, salta fino allo stremo delle forze, salta contro ogni logica perchè il bordo del secchio è davvero troppo in alto, ma non si arrende e continua a provare, forse non volendo arrendersi o forse soltanto per un istinto innato.Saltando saltando, agita talmente la panna da trasformarla in morbido burro. E brava la rana. Ora ha una base d’appoggio dalla quale può spiccare un balzo e uscire dal secchio.

 

[ insistere e mai desistere

è il senso dell’esistere ]

 

 

 

 

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non e’ quella che si insegue a vent’anni quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…La felicità non e’ quella che affannosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…non e’ quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…,la felicità non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. Crescendo impari che la felicità e’ fatta di cose piccole ma preziose…e impari che il profumo del caffè al mattino e’ un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. E impari che la felicità e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami… E impari che c’è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. E impari che nonostante le tue  difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston. E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

 

[perchè a volte ci dimentichiamo tutto questo?

a cosa pensiamo? Qualcuno dice: "al domani"

ma non c’è domani privo del suo oggi.

Io voglio vivere l’oggi. Tu?]

 

un sorriso al mondo, Giovanna

 

 

 

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