La strada è degli artisti…

Mi capita di camminare, molto spesso, sovrapensiero per le strade della mia città. Ieri, come ogni giorno, attraversavo il centro, mentre la mia mente già vagava, non si sa in quale luogo incantato, quando, mi sento chiamare. A dire la verità, ho percepito qualcosa, ma non mi sono sentita davvero chiamare, quindi non so… Forse è stata solo una sensazione. Mi giro e vedo poco dietro di me, appoggiato su uno di quei grossi vasi che accolgono terra e piante decorative per la città, un uomo, dalla pelle abbronzata e i capelli protesi al grigio andante. Mi fa cenno di avvicinarmi. Immagino subito che voglia fare il “gallo” nel pollaio ma lo stesso mi fermo per capire dove voglia andare a parare. Torno indietro di qualche passo. “Tu passi spesso qui – mi dice”. Sì. “Mi conosci? – prosegue”. Che domanda. Ti conosco nel senso che quando passo ti vedo ma non mi sono mai fermata. Ti ho lasciato qualche sorriso, questo sì. A ben pensarci, forse, un sorriso va ben oltre la conoscenza. Vabbè, comunque. Continua il suo discorso. “Avevo un violino”. E questo lo so. L’ho visto suonare ai margini della strada con un cappello innanzi ai piedi a raccogliere monete. “L’altro giorno – racconta, riferendosi al violino – l’ho appoggiato un attimo qua, – e ha indicato il vaso – e sono andato lì al bar a prendere un poco d’acqua e quando sono tornato non c’era più”. Il primo istinto è stato: “no, questo non è giusto” e poi ho pensato: “a casa ho un violino. Quasi quasi glielo porto”. Poi, però, ascoltando il resto del discorso, il pensiero si è frantumato. Ha cominciato a farmi domande mirate e non nego che ho pensato mi chiedesse soldi per “ricomprare” il violino “volato via”. E invece no. “Che lavoro fai? – mi chiede”. E gli spiego che sono una giornalista. “E guadagni bene?” E questa direi che è una domanda difficile. Si fa sempre più spazio la tesi secondo cui voleva una cospicua offerta per comprare il violino. “Però, ci sa fare – penso”. Ma il problema è un altro. Lui non voleva soldi da me. Semmai voleva darmeli. Va bene, non fraintendete. Mi domanda “sei fidanzata?” ed io “no”. E lui “perchè?” – ma guarda se in un normalissimo lunedì di fine primavera mi tocca rispondere all’interrogatorio di un violinista senza violino, sulla mia vita sentimentale. Come si dice a Oxford “cos’e pazz”. “Perchè sto bene così”. Lui scuote la testa e mi fa, in uno stentato italiano: “no, non va bene. E come fai a fare l’amore?” Azz, altro che violino, comincio a capire dove vuole andare a parare. Però mi viene da ridere e nel frattempo mi immergo nei miei pensieri A quel punto gli giro la domanda: “e tu, sei fidanzato?” “No. Mi ha lasciato”. Mi guarda e prosegue “ma ci vuole una fidanzata”. E qua si potrebbe pensare “che tenero. Vuole una compagna per la vita”. “Qualcuna che mangia con me, che mi aspetta a casa, che mi prepara da mangiare, che lava … ”. E a questo punto mi mostra la camicia. E ripete: “che mangia con me”. “Ma io la mantengo”. Ecco, è un signore per bene. “Appena riesco a ricomprarmi il violino, non le faccio mancare niente”. Gli chiedo allora: “quanto costa un violino?” e lui: “a Napoli costa di sicuro meno, con cento euro lo compro”. A quel punto, lancio un’occhiata al cappello che ha davanti ai piedi e vedo qualche monetina. “Ah vabbè non manca molto”. Non volevo essere ironica, quanto piuttosto, mi faceva sorridere la situazione. Lui mi guarda e fa “Io cerco una ragazza seria”. E là sorrido “e ti pare facile? – penso”. Lui insiste a guardarmi e ammicca. “Io sto sempre qua, nel caso …” Aggiungo io “ok, se trovo una brava ragazza per te, la mando qua”. Non l’ho visto molto soddisfatto anche perchè a quel punto fa “Come ti chiami?”. “Giovanna, e tu?” – “Antonio”. “Antonio – insisto – di dove sei?”. E lui risponde “Rumeno, di Bucarest”. Con quella pelle così scura, non l’avrei mai detto. Mi allunga la mano. Ricambio. Ci stringiamo le estremità e il patto è fatto. Lui sorride. Lo saluto e riprendo il mio cammino. Guardo il cantiere in corso nella strada che sto attraversando e pensando che a breve inizieranno i lavori di rifacimento del manto stradale, mi sa che il suo “Io sono sempre qua”, fra poco sarà poco credibile. Non è facile, camminare in questo mondo. Su questo non ci sono dubbi. Quante persone esistono al mondo? Tante, troppe. Eppure, continuiamo a perderci nei nostri mondi personali, in quel pensieri che ci fanno assopire dinanzi a una vita che scorre veloce e di cui presto perderemo memoria. Eppure, basta così poco a raccontarsi. A raccontare e confrontare una vita. Qual è il tuo desiderio in questa vita? Oggi, di cosa hai bisogno? Ti senti solo? Tranquillo, non lo sei. Basta che alzi la testa e … (testo di Giovanna Giaquinto)

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Pubblicato il giugno 9, 2015, in GIULIA, My Story, Parola di Gg, Viaggi con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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