Tu, riflesso della mia vita, spostati!


Foto di Matteo Falcone (http://www.fotocommunity.it/fotografa/matteo-falcone/782380)

Che confusione! Sarà perchè ti amo. Questo era il primo verso di una famosa canzone dei ricchi e poveri. Oggi la confusione c’è perchè tutti siamo un pò sbandati. Pensiamo che la modernità, la tecnologia che avanza, il nuovo, ci possano portare verso la libertà e invece ci rendono ancora più vincolati ai nostri stereotipi. Questo è male. Questo è bene. Questo si fa. Questo no. Quanto “piccoli” siamo se riconduciamo tutta la nostra esistenza a un permesso o a una negazione. Non è così. La vita è un percorso. Ha un inizio e a quanto pare, questa è una certezza, almeno per ora, una fine terrena. Nel frattempo possiamo fare e dire tutto quello che vogliamo. Abbiamo a disposizione molteplici scelte. Eppure, ci lasciamo condizionare. No, non dagli altri. Da noi stessi. Dal riflesso che il nostro giudizio ha negli occhi altrui. Sì. Vi spiego. Io mi sento giudicata tanto quanto giudico chi è fuori da me. E forse giudico gli altri, proprio perchè io mi sento infinitamente piccola da non riuscire ad apprezzare le miriadi di possibilità che mi rendono così specialmente unica. Ed ecco che il mio giudizio mi spinge a dire “questo non si fa. Questo sì”. Continuo a dare permessi o a negarli, a seconda del mio umore. Eppure, non sono nessuno per poterlo fare. La verità non è nelle mie mani. Essa è stata distribuita nel mondo intero. Dal suo inizio fino al termine di ogni singolo giorno. Se ognuno di noi parlasse. Se ognuno di noi ascoltasse. Se ognuno di noi si rendesse conto delle infinite possibilità che si potrebbero aprire dinanzi a noi, riusciremmo a sconfiggere, in primo luogo la sofferenza. Vivremmo appieno l’Amore e ci sentiremmo leggeri. Eppure, siamo convinti che per apprezzare il “bene” dobbiamo vedere il “male”. Perchè non riusciremmo a vivere sempre in una condizione beata. Ma siamo proprio sicuri di questo? E siamo proprio sicuri che una situazione beata sarebbe piatta? Io non credo e nessuno può dimostrare il contrario. Però possiamo dimostrare che il modo di vivere che abbiamo oggi, ci conduce tutti verso indicibili sofferenze. Fisiche e morali. No tranquilli, non sto dicendo che sarebbero debellate tutte le malattie. O forse, almeno in parte, sì. Ma voi lo sapete che una malattia condiziona almeno l’80% della vita di una persona? E non solo nel senso della sofferenza fisica ad essa associata ma anche relativamente alla condizione che la persona che vive con una malattia deve affrontare nella società. Il disagio. L’imperfezione. L’incomprensione. La fuga. E sovente, la pena.  Non è semplice essere soli. Diversi. Sensibili e desiderosi di vita. Ma questo forse è un altro argomento. Però, diciamo che se il mondo fosse una carezza di vita, in cui ciascuno smette di guardare all’altro in senso negativo, reputandolo, magari anche “meno fortunato”, forse ne guadagneremmo in salute e in presenza di spirito. La religione avrebbe una sola essenza. E ognuno offreribbe il proprio piccolo pezzo di un vasto, immenso, inspiegabile puzzle che ci renderebbe, davvero, non solo esseri umani ma anche e soprattutto esseri felici. Parola di Gg

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Pubblicato il giugno 29, 2015, in Parola di Gg con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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