Archivio mensile:settembre 2015

Fatti non parole, in “punta di piedi”

Ognuno di noi
vuole essere protetto
vuole essere capito
vuole essere amato
vuole essere abbracciato
vuole essere ascoltato
vuole essere parte
vuole esserci
ma talvolta è difficile
comprendere il silenzio
di un abbraccio alle spalle
quando le parole udite
non sono quelle che
vorremmo sentire
Fatti non parole
Perchè le parole fan rumore
I fatti fan calore
anche se in “punta di piedi”
Gg

Erano pezzi di vetro
sparsi sul nostro cammino
le nostre difese
lasciate sospese.

Fluida acqua che scorre
i nodi miei già si sciolgono
come neve d’estate
ma ti guardo tornare su letti di spine
le nostre parole lontane dal cuore
le nostre paure immotivate, congelate.

L’amore con te è come camminare
in punta di piedi senza potersi fermare
Ma sento il tuo calore forte
negli angoli buii delle tue stanze gelate
appesa al tuo respiro mi vedo cadere
per poi ritornare a sentirmi felice.

Ma la tensione che sento verso il tuo respiro
mi distoglie dal pensiero
di tutto ciò che abbiamo perso
e credo a volte di volere riparare
di poter ricostruire
tutto nuovo e un po’ diverso.

Ma sento il tuo calore forte
negli angoli bui delle tue stanze gelate
appesa al tuo respiro mi vedo cadere
per poi ritornare a sentirmi felice.

Mi fermo di fronte al tuo viso
tu che dormi disteso e non sai
di poterti affidare
di poterti fidare

di ME

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Venere, la mia prima volta

riso venere

Di Venere e di Marte non si sposa nè si parte. A parte che al giorno d’oggi non si bada più al giorno. Che sia finita l’era della superstizione? No, non credo. Diciamo che la superstizione resta tale finchè non cozza con i progetti personali e allora si sfida anche la sorte. Scherzi a parte, per me, Venere oggi è stata una scoperta. Venere, il riso nero. Era qualche giorno che leggevo su internet delle proprietà di questo riso. Contiene fosforo, magnesio. Aiuta a regolare i livelli della glicemia. Tende a ridurre la pressione e il colesterolo cattivo. E’ ricco di fibre. Insomma, una fonte di salute. E così, lo scorso venerdì l’ho visto in un negozio e senza pensarci un attimo, l’ho acquistato. Oggi è così finito nel mio piatto, con accanto un’insalata di mare, peperoni “allampati” conditi con capperi, acciughe e una spolverata di pangrattato, un’insalatina fresca composta da carotine, insalata belga, pomodorini verdi e sedano e il mio pranzo è stato saporito e sfizioso. Eh sì è stata proprio la mia prima volta col riso Venere e di sicuro, non sarà l’ultima. Pare anche che sia afrodisiaco … A ognuno la sua motivazione per provare il “nero” in tavola. Buon appetito e buona serata. Gg

I maghi del terzo millennio. La nuova stagione

Spariscono, come se niente fosse. Li chiamano i “maghi del terzo millennio”. Un tempo, li chiamavamo amici. La nuova stagione è inziata. Buon giorno a tutti con un sorriso. Gg

Appendo la penna al chiodo

Quando ero piccola giocavo tanto con la fantasia. Immaginavo il lavoro che avrei fatto da grande. Il lavoro? Ovviamente non lo vedevo come un lavoro. Ma come un abito disegnato apposta per me. Nella mia mente di bambina ne ho cambiati tanti. Sono stata persino una farmacista. Un prete. Adoravo il mondo in cui i preti una volta offerta l’eucarestia riponevano il calice e il piattino su cui era custodita l’ostia benedetta. Amavo quei gesti lenti. Come si sciacquavano le mani, con quel filo d’acqua versato da un chirichetto. La cura con cui piegavano le tovagliette. Rituali lenti. Momenti preziosi. Calma. Riflessione. Silenzio. Sì adoravo quei gesti. Erano pieni. E’ da tanto che non li vedo più. Ora c’è tanta fretta. Anche i preti sono veloci nei loro rituali. Sembra quasi abbiano perso l’essenziale. E poi adoravo i giornalisti. Quelli che si vedevano in televisione. Quelli che lavoravano per strada. Di giorno. Di notte. Aspettavano nel buio. Una sigaretta in bocca. Il taccuino sempre pronto. E le orecchie preziosamente aperte. Quanto mi piaceva. Non avrei mai immaginato di poter diventare una giornalista a mia volta. Era lontano anni luce dai miei pensieri. Anche dai mie sogni da bambina. Pensavo fosse un lavoro troppo difficile per me. Indagare. Scoprire. Raccontare la verità. E poi si cresce. E poi ti trovi a fare il lavoro più difficile e più bello del mondo. Sì. Il “caso”. O meglio, una serie di casi, mi hanno condotto sulla strada della mia professione.

Un problema di salute mi stava portando alla “disperazione” perchè non sapevo come venirne fuori e nessun medico sapeva aiutarmi, almeno non nella mia “terra”. Così, un giorno ho conosciuto delle persone di Milano che condividevano il mio stesso problema. E’ stata una ventata di aria fresca. E tramite loro ho conosciuto un medico a Perugia. Mi sono rivolta a lui. E sono andata nel suo studio di Torgiano (Pg). Un bell’ambiente. Un paese stupendo. Gli alberi, le foglie dipinte con i colori dell’autunno. Le villette ordinate e tranquille. Una chiacchierata con lui e tutto è cambiato. Quando poi gli ho chiesto delle innovazioni in campo medico, lui mi ha risposto: “vedi, i giornalisti, troppo spesso, fanno dei guai. Almeno in campo medico. O danno delle false speranze o tacciono informazioni importanti. Tutto perchè non conoscono le malattie nè i principi che le regolano. Il loro lavoro sarebbe preziosissimo per tutti noi se fatto con vera competenza”.

Ho ascoltato il dottore e mi si è aperto un mondo. Una porta che non avevo mai visto. E ho detto “voglio essere una giornalista”. Ma non una di quelle che non racconta i fatti come sono ma una di quelle che dice la verità con consapevolezza e perchè è davvero preparata. Così mi sono incamminata su questa via. Ho cercato tutti i modi per raggiungere l’agognato tesserino da giornalista. Che, vi garantisco, davvero una meta molto ambita ma difficile da conseguire. Non perchè si debba studiare particolarmente o dimostrare quanto si vale ma perchè è davvero difficile trovare chi ti guidi. Chi ti dia un’informazione vera. Chi ti aiuti a fare la gavetta. E chi ti dica “domanda pure quello che vuoi”. No, non è così. Molti si offrono di aiutarti ma quando li cerchi non li trovi. Ti sconsigliano di intraprendere questa carriera perchè è difficile. Non ti pagano. E quando ottieni il tesserino sei punto e accapo. Non hai nulla.

(non ricordo se avevo già raccontato questa storia ma serviva per raccontare il resto, quindi se mi sono ripetuta, perdonatemi)

Mi sono iscritta a psicologia. Era la laurea, secondo me, più vicina a medicina. Ma visto che ero già grande era quella che, secondo me, poteva fare al caso mio e poi avrei studiato tutto il possibile in campo medico. Volevo diventare una giornalista scientifica. Volevo raccontare la verità.

Oggi, lo dico a ragion veduta, ho fallito. Sono una giornalista. Ho un tesserino. La laurea non ancora perchè sono molto “stupida”. Ma non scrivo. Non sono una giornalista scientifica e sono stanca. Oggi appendo “la penna” al chiodo. Si può? Mi sono resa conto che non è il lavoro per me. Ho fatto tanti tentativi. Ho seguito tante strade. Forse non quella giusta. Ma ora, mi rendo conto che devo andare da un’altra parte. Ho sbagliato e se non voglio continuare a sbagliare e se voglio smetterla di soffrire e rimuginare su un passato che non c’è devo cambiare rotta e magari anche orizzonti.

Mi dispiace tanto ma non posso fare diversamente. Ora, sono davvero stanca. Magari proverò ad andare da un altro medico che mi indicherà un altro percorso eh eh 😉

Scusate gli sfoghi di questa mattina ma solo scrivendo riesco a fare pulizia nel cuore. In bocca al lupo a voi, qualunque sia il vostro percorso. Gg

C’è una leggerezza in questa vita di cui hai bisogno

Foto di Giovanna Giaquinto

Non è semplice. Ma come lo spieghi  che ci sono cose che ti fanno male? Fa male veder fallire l’ennesimo progetto che sembrava essersi davvero concretizzato. Fa male essere fuori da quella realtà in cui eri entrata, per caso, in punta di piedi. Una realtà dove le persone entrano per “conoscenza”. Mentre tu eri entrata con la forza delle tue idee che eri riuscita a concretizzare. Un progetto che ancora vive mentre tu ne sei fuori. E oggi, ancora cerchi di far valere le tue idee e realizzare un progetto che vorresti andasse avanti ma ti rendi conto che c’è sempre chi non è chiaro. Non vuole essere chiaro. Vuole usarti e poi, di sicuro, ti manderà via alla prima occasione. Fa male. Fa male vedere che l’ambiente che dovrebbe essere accogliente e in grazia divina, in realtà è solo una vicenda casuale per pochi eletti. E tu sei là che guardi. E loro sono là che vedono. E ridono. E tu non hai mai fatto male a nessuno. E questo è quello che non ti perdoneranno mai. Hai solo messo a disposizione le tue capacità. E oggi, tu, che sai fare, sei ancora lì a cercare la tua strada. Mentre loro che non sanno fare ancora godono delle tue opere. Nessuno ti ha tutelata. Neanche chi poteva. E oggi cerchi di venirne fuori. E neanche oggi ti tuteleranno. Forse non lo devi spiegare. Devi solo accettarlo e allontanarti da quell’ambiente. Da quelle persone. Ma il dubbio. “E se …” ti impediscono di muovere quei passi che ti porterebbero lontano. Ma solo perchè lo sai, i tuoi progetti devono cambiare. Della tua vita devi fare altro. Ti devi abbracciare e crescere. Allenta la tensione alle mandibole e vai avanti.. C’è una leggerezza in questa vita di cui hai bisogno. E ora devi farlo. Ne va della tua esistenza. Ora. Ok. Vado. Gg

“La leggerezza, per alcuni, non è facile ma, non è una meta impossibile. Anche perchè, in realtà è un punto di partenza. Respira e vai. Con coraggio” Gg

Quel che è stato, è stato. Oggi è un altro giorno. O no?

Che delusione! Che brutto iniziare così un racconto. Eppure è quello che ho provato. Anche la delusione è parte della vita. Una piccola parte, grazie al cielo ma esiste. Ieri sera sono stata dopo anni al ristorante cinese. Lo so che molti di voi faranno una faccia schifata pensando a quello che si può trovare nel piatto. Riso. Spaghetti. Gamberi. Pollo. Involtini primavera. Mandorle. Fette di limone. Salsa di soia. Olio. La maggior parte delle pietanze sono fritte. Però, una volta si può fare. Erano anni che non andavo. Eppure un tempo era un appuntamento fisso. Con i miei amici di allora, ne ho girati tanti, a partire da quel giorno di San Patrizio in cui la mia amica disse “io non andrò mai al ristorante cinese”. Lo ricordo come se fosse ieri. Eravamo sedute sulle scale di una chiesa. La “nostra” chiesa. Quella che ci ha fatte incontrare. Scontrare. Crescere. Abbiamo provato. Primo ristorante cinese. Un divertimento unico. Pietanze ignote. Strane. Le bacchette. Quelle che ci facevano intrecciare le dita. La condivisione dei piatti. Abbiamo provato tutto, o quasi. Abbiamo riso, tanto. Involtini primavera. Riso alla cantonese. Pollo alle mandorle. E poi a quelle due amiche si sono aggregati altri amici. E in tanti diventa ancora di più una festa. L’importante è, essere affiatati. Comprendersi. Avere la voglia di sperimentare. Provare. Giocare. Perchè in fondo per noi italiani, mangiare cibo cinese è un gioco piacevole. La cucina italiana, si sa, non ha eguali. Il senso non è “andiamo a mangiare” ma “andiamo a divertirci”. Lo so, avete ragione, col cibo non si gioca. Ma il gioco è proprio assaporare. Sgranare gli occhi insieme. Assaggiare. Non comprendere il gusto. Riprovare. Guardarsi negli occhi e scoppiare a ridere. Forse i tempi cambiano. Forse il ristorante di ieri sera non era il massimo, e questa è una certezza. Era pessimo. Sia per il cibo che per la struttura. Era “freddo”. Sembrava un “fast food” più che un ristorante di quelli che “piacciono a me”. Forse i cellulari sono diventati troppo protagonisti di questa vita e si perde più tempo a rispondere, a scattare foto a cercare “qualcun altro” piuttosto che godersi un momento INSIEME. Forse… Troppi forse che rubano “istanti preziosi”. Che delusione! Penso che non andrò più al ristorante cinese. Credo ricorderò i giochi fatti in passato e li custodirò nel profondo. Ecco, e questo mi sembra un grande pensiero felice. Quel che è stato è stato. Oggi è un altro giorno. Gg

 

La cameriera strutta

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Entri nel locale. Ti guardi intorno. Aspetti. Domandi un tavolo per due. “Dove volete”. In fondo è presto e la maggior parte dei tavoli sono liberi, tranne che due o tre. A un tavolo, seduti un papà e i suoi due bambini. A un altro, padre, madre, la figlia adolescente e una coppia di amici dei genitori. Seduti al terzo tavolo una ragazza e due ragazzi. Il resto dei tavoli completamente liberi. Eravamo in due. Scegliamo un bel tavolo in legno con due panche. Ci accomodiamo. Cominciamo a sfogliare il menù. Intanto arriva la cameriera. Lei, la protagonista, inconsapevole, di questa storia. “Che volete da bere?” – Acqua gassata. Ed io volevo una birra rossa. “Una birra rossa … “. Neanche il tempo di sceglierla, perchè alla spina ce ne erano due e la donna gira le spalle e va via. Rimango un attimo interdetta, ma va bene, magari sarà la più buona. Torna, appoggia la bottiglia dell’acqua e il bicchiere contenente la bevanda rossa senza un minimo di delicatezza e senza neanche informarsi “chi avesse scelto cosa”. Per la serie “arrangiatevi voi che facciamo prima”. Ok. Arriva un altro cameriere. Prende le ordinazioni. Scegliamo due differenti crepes. Chiacchieriamo. Io sorseggio la birra che non è il massimo ma non è neanche assolutamente pessima. Un pò troppo dolce per i miei gusti ma può andare. Aspettiamo il tempo necessario. E torna la “simpatica” cameriera con una faccia scura, ma scura che un cielo notturno e senza luna, in confronto è illuminato. Appoggia i due piatti, come le bibite di prima. Non chiede nulla e sta per andare via. Chiedo delucidazioni sulle crepes per identificarle. Mi guarda come se avesse pensato “ma questa è scema?”. “Là ci sono i piselli” – e indica una delle crepes. Ecco ora è più chiaro. Attribuiamo i piatti. La mia crepes non sa di molto. Vorrei arricchirla con un pò di pepe. Cerco di chiamare un cameriere. O la cameriera. Niente. Improvvisamente sono diventata trasparente. Vabbè lascio perdere. Finiamo di mangiare. Continuiamo a chiacchierare, chi è con me è molto più loquace di me. Ma almeno è un chiacchierio piacevole e variegato. Intanto osservo la cameriera e il suo fare sempre più scuro. E all’improvviso, invece, i miei occhi sono rapiti da un gesto tenero, direi dolce. Arriva un ragazzo. Corre incontro al primo cameriere che ci ha accolto. Un giovane ragazzo con una vaga peluria sul viso, quasi un’emulazione di una barba. Sorride. Si abbracciano. Si baciano con affetto e poi il bacio diventa un pò più intenso. Il ragazzo entrato da poco bacia il cameriere sul collo. Un sorriso e poi lo lascia lavorare. Va fuori e aspetta. Intanto la cameriera vaga per il locale. Si tocca il grembiule. Si avvicina al tavolo. “Che fastidio” – penso  – “non si possono trattare le persone in questo modo”. Ero propensa a dirgliene quattro anche se non è da me. Ma, sinceramente, ieri sera, non mi è piaciuto nulla. Eppure … Si allunga, sempre con quella faccia scura. Neanche ci guarda. Una mano poggiata sul tavolo. La guardo e senza pensarci, le dico “tutto apposto?” – Lei si ferma, per la prima volta, in tutta la serata, mi guarda in faccia. Mi sorride come se non volesse fare altro. E mi chiede “perchè? Si vede che sono stanca?” – ed io: “un pò  …”. Continua lei “è che sto facendo il trasloco. Cambio casa dopo 8 anni e sono un pò triste”. Brutta cosa, le auguro di avere forza e niente, la sua faccia cambia. Smette di guardare a terra e i miei occhi finalmente, per lei, cominciano ad esistere.

Ci sono cose che ci “struggono” l’anima in questo mondo. Questo è vero. Però, a volte, affrontare gli istanti della vita con gli occhi alzati ci permette di vedere “altro”. Spero che questa donna riesca a trovare nella nuova casa almeno una minima parte di quello che aveva in quella precedente o di trovare qualcosa di meglio che le colori l’anima e i pensieri. Perchè i pensieri scuri non donano Vita ma la allontanano. Buon viaggio a te e a tutti quelli che stanno affrontando momenti difficili perchè, in fondo, anche se non lo vedi, dietro le nuvole c’è sempre il sole. Parola di Gg (Giovanna Giaquinto)

C’è una cura per la Vita?!

Ogni malattia che conduce alla morte è una malattia incurabile.
Ma fino a quel momento la speranza e la vita, fanno la differenza.
Bisogna crederci. Sempre. E Vivere. Sempre.

 

Più Azioni meno lamentAzioni

Più Azioni meno lamentAzioni …

Buon giorno con un sorriso e che il vento porti via i malumori, i malcontenti, ma soprattutto i falsi intenti

Conservare è un pò nascondere

Tiriamo fuori la Speranza dalle tasche. Conservare è un pò nascondere …Gg

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

maplesexylove

_Fall in love with style_

" i cunti"

Racconti e conversazioni dal Salento

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

La strada giusta è quel sentiero che parte dal Cuore e arriva ovunque

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¿Quién dijo que la diabetes fuera un límite? Que nada te impida perseguir tus sueños...

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