Siamo tutti nella “stessa barca”

Gli occhi spenti. La faccia rivolta al suolo. Le mani abbandonate lungo il corpo. I piedini inanimati. I capelli corti. Un bambino senza vita. Una foto. Grazie alla rete, una foto che ha fatto il giro del mondo. Tutti o comunque, tanti, pronti a condividere una foto. Servirà a qualcosa? Smuoverà le coscienze? Emozionerà chi non riesce a tirar fuori un’emozione perchè imbruttito dal proprio ostruzionismo dell’anima? Non lo so. So solo che quel bambino ha raggiunto la fine del suo viaggio. Non so se è rimasto un bambino o è cresciuto anzitempo per non perire nella “sua terra”. Ma a me ha fatto effetto. Un effetto brutto. Non sopporto che si usi la morte per scuotere le coscienze. La morte è parte della vita. La crudeltà no. L’insensibilità neanche. Queste sono scelte che facciamo quotidianamente. Domani, l’immagine di quel bambino lascerà i nostri ricordi senza che noi avremo fatto nulla per “salvarci”. Eh già. Tutti a credere di dover salvare qualcun altro. Di dover dare ospitalità a chicchessia. E invece, siamo tutti, permettetemi l’espressione, nella “stessa barca”. Che nella fattispecie, è un barcone malconcio. Mal ridotto. Dove ognuno è addosso all’altro. Dove manca l’aria. Dove ci opprimiamo vicendevolmente. Dove non siamo capaci di gesti di tenerezza. Non so se è sempre stato così. Non so se prima, la guerra, la miseria, quella vera, rendevano le persone più solidali. Non lo so. Eppure mi raccontano che un tempo si viveva in ampi spazi. Si condividevano le esperienze. Il cibo. Il latte. E persino i figli. Non era importante chi fossero i genitori. Non era importante da dove venissero. Quel che importava era la Vita. Non ci si rifugiava in casa. Si cercava la libertà nei campi. Tutti insieme. I bambini cercavano giochi nei frutti della natura. Si arrampicavano sugli alberi. Sudavano. Bevevano. Si godevano ogni istante. Un bambino che si sbucciava un ginocchio veniva prima consolato. Poi curato. E poi, rimproverato. Eppure era un rimprovero a fin di bene. E non necessariamente a curarlo era un genitore. Poteva essere chiunque. Non si temeva il sangue. Non si temevano malattie trasmissibili al minimo contatto. Non si pensava a nulla. Si beveva dagli stessi strumenti. E l’acqua era il primo mezzo materiale, per calmare la paura. I bambini erano importanti. Ora? Gli anziani erano importanti. Ora? Gli anziani, non i vecchi, oggi così si chiamano. Gli anziani che raccontavano storie avventurose. Che insegnavano un mestiere. Che offrivano anni di esperienza. E che poi non venivano abbandonati perchè inutili. Ma curati. Forse non abbracciati perchè le manifestazioni di affetto erano centellinate, ma di sicuro erano importanti e ascoltati. C’era un rapporto di reverenza. Un rispetto che andava oltre i gesti e le parole. Ora? Ora, tutto fugge. Ora tutto corre. Ora si insegue la notizia. Ora si indigna l’umanità ma non sostiene più nessuno. Ora, mi emoziona la paura di sapere che un giorno questa vita mi lascerà sola. Non ci sarà nessuno a consolare i miei timori, i miei dolori. Nessuno a rispondere ai miei perchè. E sarò anche io esanime. Morta. I piedi abbandonati su una spiaggia. E segnerò la fine di una vita che, se oggi non cambia qualcosa, sarà inutile. Ma io non sono negativa. Io sono per la vita. E io in quel bambino, ora vedo la libertà. Il dolore di chi lo Ama. Ma la sua libertà di essere lontano da un mondo che non ha saputo averne cura. E in lui vedo la libertà di tutte quelle persone che non sanno dove trovare rifugio e si sentono morti dentro. Ma sono vivi. E vogliono sentirsi vivi. Questa terra non è mia. Questa terra non appartiene neanche a te. Eppure tutte le guerre. Tutti i dolori nascono dal desiderio di possesso. L’inenarrabile desiderio di possedere terre, oggetti vari ma, purtroppo anche persone. Non siamo qui per possedere. Ma solo per condividere. Non siamo qui per farci la guerra ma per fare l’amore anche se non lo sappiamo fare. Il termine che si usa sovente, oggi, è “fottere”. Perdonatemi il verbo, che significa fregare. Rubare. Togliere. Lasciarti senza niente. Persino senza mutande. Perchè non abbiamo capito che oggi, se non remiamo insieme non arriveremo da nessuna parte. Soffriremo. Come già soffriamo. Ma ridurremo tutto a un insensato e irrispondibile “perchè?”. Vorrei lasciarvi la speranza di tirar fuori dalle vostre anime la forza di Amare, ma io non posso. Posso solo vivere e lasciar correre tutto quello che non va. Posso solo rendere grazie a questa Vita, lasciando che gli altri vivano come credono ma non facendomi rubare la capacità di Amare. Non voglio fregare nessuno. Non vorrei essere fregata da nessuno. Vorrei parlare. Abbracciare. Amare. Sognare. E vorrei che ognuno esprimesse la sua volontà di volere. Perchè in fondo insieme, possiamo fare rumore. Possiamo smettere di tacere. Smettere di fare male e cominciare a proteggerci gli uni con gli altri. Finalmente. Gg

Annunci

Pubblicato il settembre 3, 2015, in GIULIA, Parola di Gg con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

maplesexylove

_Fall in love with style_

" i cunti"

Racconti e conversazioni dal Salento

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

La strada giusta è quel sentiero che parte dal Cuore e arriva ovunque

Diabetic World Traveler

¿Quién dijo que la diabetes fuera un límite? Que nada te impida perseguir tus sueños...

elinepal

Mi ci mancava solo il Blog

SIGNORASINASCE alias Stefania Diedolo

Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita? George Byron

La Metamela

Nella citta’ della moda e degli aperitivi....e in un mondo dove se non ti sposi e non fai figli ti considerano «strana» come sopravvive una single?

OggiScienza

La ricerca e i suoi protagonisti

MiSCRI20

"scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre"

GPM

Un blog dinamico per i veri appassionati di ciclismo.

Pensieri lenti

idee spunti testi saggezza poesia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: