Appendo la penna al chiodo

Quando ero piccola giocavo tanto con la fantasia. Immaginavo il lavoro che avrei fatto da grande. Il lavoro? Ovviamente non lo vedevo come un lavoro. Ma come un abito disegnato apposta per me. Nella mia mente di bambina ne ho cambiati tanti. Sono stata persino una farmacista. Un prete. Adoravo il mondo in cui i preti una volta offerta l’eucarestia riponevano il calice e il piattino su cui era custodita l’ostia benedetta. Amavo quei gesti lenti. Come si sciacquavano le mani, con quel filo d’acqua versato da un chirichetto. La cura con cui piegavano le tovagliette. Rituali lenti. Momenti preziosi. Calma. Riflessione. Silenzio. Sì adoravo quei gesti. Erano pieni. E’ da tanto che non li vedo più. Ora c’è tanta fretta. Anche i preti sono veloci nei loro rituali. Sembra quasi abbiano perso l’essenziale. E poi adoravo i giornalisti. Quelli che si vedevano in televisione. Quelli che lavoravano per strada. Di giorno. Di notte. Aspettavano nel buio. Una sigaretta in bocca. Il taccuino sempre pronto. E le orecchie preziosamente aperte. Quanto mi piaceva. Non avrei mai immaginato di poter diventare una giornalista a mia volta. Era lontano anni luce dai miei pensieri. Anche dai mie sogni da bambina. Pensavo fosse un lavoro troppo difficile per me. Indagare. Scoprire. Raccontare la verità. E poi si cresce. E poi ti trovi a fare il lavoro più difficile e più bello del mondo. Sì. Il “caso”. O meglio, una serie di casi, mi hanno condotto sulla strada della mia professione.

Un problema di salute mi stava portando alla “disperazione” perchè non sapevo come venirne fuori e nessun medico sapeva aiutarmi, almeno non nella mia “terra”. Così, un giorno ho conosciuto delle persone di Milano che condividevano il mio stesso problema. E’ stata una ventata di aria fresca. E tramite loro ho conosciuto un medico a Perugia. Mi sono rivolta a lui. E sono andata nel suo studio di Torgiano (Pg). Un bell’ambiente. Un paese stupendo. Gli alberi, le foglie dipinte con i colori dell’autunno. Le villette ordinate e tranquille. Una chiacchierata con lui e tutto è cambiato. Quando poi gli ho chiesto delle innovazioni in campo medico, lui mi ha risposto: “vedi, i giornalisti, troppo spesso, fanno dei guai. Almeno in campo medico. O danno delle false speranze o tacciono informazioni importanti. Tutto perchè non conoscono le malattie nè i principi che le regolano. Il loro lavoro sarebbe preziosissimo per tutti noi se fatto con vera competenza”.

Ho ascoltato il dottore e mi si è aperto un mondo. Una porta che non avevo mai visto. E ho detto “voglio essere una giornalista”. Ma non una di quelle che non racconta i fatti come sono ma una di quelle che dice la verità con consapevolezza e perchè è davvero preparata. Così mi sono incamminata su questa via. Ho cercato tutti i modi per raggiungere l’agognato tesserino da giornalista. Che, vi garantisco, davvero una meta molto ambita ma difficile da conseguire. Non perchè si debba studiare particolarmente o dimostrare quanto si vale ma perchè è davvero difficile trovare chi ti guidi. Chi ti dia un’informazione vera. Chi ti aiuti a fare la gavetta. E chi ti dica “domanda pure quello che vuoi”. No, non è così. Molti si offrono di aiutarti ma quando li cerchi non li trovi. Ti sconsigliano di intraprendere questa carriera perchè è difficile. Non ti pagano. E quando ottieni il tesserino sei punto e accapo. Non hai nulla.

(non ricordo se avevo già raccontato questa storia ma serviva per raccontare il resto, quindi se mi sono ripetuta, perdonatemi)

Mi sono iscritta a psicologia. Era la laurea, secondo me, più vicina a medicina. Ma visto che ero già grande era quella che, secondo me, poteva fare al caso mio e poi avrei studiato tutto il possibile in campo medico. Volevo diventare una giornalista scientifica. Volevo raccontare la verità.

Oggi, lo dico a ragion veduta, ho fallito. Sono una giornalista. Ho un tesserino. La laurea non ancora perchè sono molto “stupida”. Ma non scrivo. Non sono una giornalista scientifica e sono stanca. Oggi appendo “la penna” al chiodo. Si può? Mi sono resa conto che non è il lavoro per me. Ho fatto tanti tentativi. Ho seguito tante strade. Forse non quella giusta. Ma ora, mi rendo conto che devo andare da un’altra parte. Ho sbagliato e se non voglio continuare a sbagliare e se voglio smetterla di soffrire e rimuginare su un passato che non c’è devo cambiare rotta e magari anche orizzonti.

Mi dispiace tanto ma non posso fare diversamente. Ora, sono davvero stanca. Magari proverò ad andare da un altro medico che mi indicherà un altro percorso eh eh 😉

Scusate gli sfoghi di questa mattina ma solo scrivendo riesco a fare pulizia nel cuore. In bocca al lupo a voi, qualunque sia il vostro percorso. Gg

Pubblicato il settembre 18, 2015, in GIULIA, Parola di Gg con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Segui il cuore e accordalo appena con la ragione. La penna ti seguirà, non ci sta appesa ad un chiodo, non ce la lasceresti tu… e lo sai.
    Un sorriso…

  2. Hai fatto bene a sfogarti. Ti dico solo questo: “Prova a chiedere con insistenza a Dio quale progetto di vita ha per te, fallo con fede, con la fiducia di essere ascoltata e…….stai a vedere che succede.” Un ABBRACCIO

  3. e… quindi? Oa cosa hai intenzione di fare?

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