Archivio mensile:marzo 2016

La fine. L’inizio. L’incontro

Un caffè. Il sole. Uno specchio per “amica”.
Un pomeriggio. Poche ore
La fine. L’inizio. L’incontro
Il cuore esulta anche quando la bocca tace
Ma gli occhi non possono tacere
E non voglionoScrutano. Si allontanano. Tornano
L’imbarazzo è sempre lo stesso
Eppure le parole non mutano

E poi … mi stupisci. E non lo facevi da tempo
Forse è questo che mancava
I giorni non sono tutti uguali
Le esperienze mutano
E noi … ci trasformiamo per “necessità” o per “scelta”
E noi … siamo …

Enonsismettemaidiimparare….

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Sorridi Donna (non solo l’8 marzo)

Sorridi Donna (e non solo l’8 marzo) 😉

Nelle vene intensamente arde

Ci sono brevi preziosi istanti
capaci di donarci
infiniti attimi di passione

Gg

Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi

Siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni …

Piccoli pazzi crescono

E un giorno camminavo per strada.
Facevo un pò fatica. I primi tempi era così.
Zoppicavo pesantemente.
La gamba sinistra oltre ad essere dolorante era un pò rigida.
Dietro di me comincia a camminare un uomo.
Presumibilmente, di età compresa fra i 60 e i 70 anni.
Ne sento la presenza. Insistente.
Dà fastidio avere qualcuno dietro quando hai qualche difficoltà.
Così per curiosità mi volto.
Lui mi guarda e fa: “ma zoppicate?”
Ed io penso: “sagace”.
E lui prosegue: “ma vi danno la pensione?”
Ed io rispondo: “ancora no ma fra poco”.
Borbottando, se ne va. Come si dice a Oxford: “cos’e pazz”.

(continua)

Mi piace vincere facile

Erano i primi di gennaio. Credevo fosse finita.
Pensavo di aver superato la fase critica.
Sbagliavo. Ho avuto due giorni di finta tregua.
Poi il dolore fulminante ancora e ancora.
Tre giorni a letto.
Risonanza magnetica.
Ernia del disco.
Ma ero di nuovo in piedi.
Finalmente il lavoro. Un nuovo progetto.
Ideato. Realizzato. E ora si veste di nuove sfaccettature.
Il mio medico di base mi indirizza a un neurochirurgo.
Ho fatto tre visite. Tre diversi modi di comportarsi.
Tre diversi atteggiamenti. Un unico problema.
Vi risparmio i tre responsi e l’angoscia.
Soprattutto perchè, diverse risposte
non ti danno soluzioni ma ti ragalano tanti dubbi.
Comunque, andiamo avanti.
Un pò con l’amaro in bocca perchè si scoprono tante realtà poco piacevoli
Ma questi mesi di “riposo” forzato è un’occasione.
Per riflettere. Per capire. Per vedere. Per crescere.
Ho sentito le persone VERE.
Quelle che non parlano ma ci sono.
Non ho sentito le persone immaginarie.
Quelle che si prodigano per gli altri a parole
Ma a conti fatti non ci sono mai
E se glielo fai notare ti rispondono: “ma non avevo capito”
E poi perdoni. Perdoni le cattiverie.
Perdoni i professionisti superficiali,
anche se per qualche settimana
hanno “annientato” la tua vita
condendola con false paure
Perdoni te.
E ti rendi conto che puoi accettare tutto
Tranne la tua resa.
La vita, in fondo, è sempre un passo innanzi all’altro
Anche quando camminare non è semplice.
Io continuo a crederci ancora anche se le mie passeggiate, per ora, sono molto brevi.
Perdono anche chi mi ha detto:
“ti chiamo domani per sapere”
E poi la telefonata non è arrivata mai.
Perdono ma, ovviamente, sapevo già che era una bugia.
Per la serie “mi piace vincere facile”.

(continua)

E non ti fermi mai

Sono giornate pigre. Il sole dorme. Ed io penso.
Penso ai mesi che stanno trascorrendo. E penso alla mia vita.
Non ci credi. Non immagini.
Eppure accade. Tutto va bene. Almeno così sembra.
Poi, un colpo di tosse. Una tosse nervosa che di sdrucisce l’anima.
Ed ecco che parte un dolore al polpaccio. Senti come una lacerazione.
Un dolore bruciante. Sopportabile.
Non ti fermi. Ci cammini sopra. Tanto, passerà.
Metti un pò di artiglio del diavolo e via.
I giorni trascorrono. Il dolore non passa.
Anzi. Cammina. Dolore dietro il ginocchio. Poi alla parte posteriore della coscia.
Si scopre così che un colpo di tosse ha dato il via a una sciatalgia.
Immagini sia un dolore che con un pò di pazienza passi.
Un pò di pazienza?
Ecco. Vado a fare un’ecografia al polpaccio per capire il problema.
E quando cerco di salire in auto il dolore è così lancinante che non so come mettermi alla guida.
Trovo un sistema e vado a casa. Scendo dalla macchina, arrancando.
Un dolore che mi pare insopportabile. Sì, era insopportabile.
Morale della favola, sono trascorsi 3 mesi e mezzo.
Tre mesi e mezzo. Incredibile.
Ed io che pensavo fosse un’eternità non riuscire a riprendermi in due settimane.
La vita è strana. E’ incredibile. Ma è sempre una rivelazione.

(continua)

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

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