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Quante storie ha da raccontare questo mondo. Ieri, ad esempio ho scoperto che …

Ieri ti ho incontrata per la seconda volta. Eri lì. Seduta sullo scalino di ingresso di un negozio. Ho stentato a riconoscerti. Avevi in mano i tuoi soliti foglietti. Le tue storie. Piccole tracce di fiabe narrate. Però la testa china. Sembrava non fossi in questo mondo. Ho pensato di avvicinarmi. In un primo tempo non l’ho fatto. A pochi passi, un uomo da capelli lunghi e grigi, appollaiato su uno sgabello, faceva scivolare le sue dita su una chitarra classica. Lo spartito su un leggio di fronte a sè e le sue mani che correvano veloci sulle corde di nylon dello strumento vivo come non mai. Lo avevo già incontrato poche ore prima. In via Mazzini. Le sua dita arrancavano sulle corde. Sono passata rapidamente. Mi ha stupita la lentezza dei suoi gesti. Ora in via San Giovanni, lo spettacolo era totalmente differente. E poi, lei. Sono ritornata sui miei passi. Mi sono avvicinata, cercando di scorgere i tuoi occhi? Eri tu oppure no? Man mano che mi avvicinavo, ho compreso che eri proprio tu. Eppure … Penso di averti fatto ombra. Ti sei accorta di me. Hai alzato la testa. Ho allungato la mano. Volevo mi dessi una delle tue favole. Non hai capito. Allora ho avuto la certezza che fossi altrove. Mi hai dato la mano. Ho guardato i tuoi occhi e ho chiesto “tutto bene?”. E lei “sì”. “Ho visto che eri con la testa abbassata …”. E lei “stavo ascoltando …”. Sì, il suono della chitarra l’aveva portata lontana. Finora l’ho incontrata sempre sola. Un giorno conoscerò la sua storia. Per ora, sono felice che le sue storie continuano a viaggiare per la città. Ho guardato il chitarrista e le ho detto “l’ho sentito prima a via Mazzini. Qui suona molto meglio”. E lei: “sì di là c’è troppo casino”. Vero. La musica ha bisogno del suo silenzio per poter cantare. Ho sorriso e ho ripreso a cammnare. Ho salutato lei, Giovanna e senza voltarmi ho pensato a quante persone contiene questo mondo e quante storie può raccontare. Tempo. Ci vuole tempo per procedere. Fermarsi. Ascoltarsi e raccontare.

Un dolce suono nello stomaco …

Immagino che suono nello stomaco ...

… questa dolce chitarra mi ha fatto proprio sorridere ahahah …è bellissima!!! Complimenti a chi l’ha realizzata … e anhe a chi l’avrà “suonata” :O)

un sorriso. Gg

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