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E’ più semplice condividere un preservativo che moltiplicare un’emozione

Il miglior modo per vedere con lucidità la realtà è scrivere. Mentre digito le parole, mi passano davanti agli occhi tutte le immagini di un intero giorno che si adagiano accanto a quelle del precedente, che si rialzano e ballano con quelle di un mese prima ancora o addirittura di dieci anni fa. Sembra un gioco. E lo è. E’ tutto un gioco. Una danza. Uno sport non creato dagli uomini ma da una fantasia che va oltre il pensiero umano. Le dita scirvono parole dettate da non si sa bene chi e si scopre quello che sta accadendo. Oggi, come spesso accade, ho parlato con tante persone. Alcune che non raccontano “nulla” perchè semplicemente ripetono storie di tutti i giorni. Storie che forse neanche apprtengono loro, però almeno così facendo non devono mettere in ballo i sentimenti. Altri che invece, lamentandosi, protestano di uno stato che non li soddisfa, reo di aver creato lo stallo dell’economia, senza però credere fino in fondo a quello che dicono. La colpa di chi è? E’ sempre degli altri o, talvolta, anche di tutti noi che “ci facciamo i fatti nostri?” – Onestamente non so più rispondere a questa domanda. So solo che mi giro. Mi guardo intorno e cerco persone, fatti. Cerco una grande famiglia. Fratelli, sorelle. Amici, se volete ma è così difficile trovare qualcuno che prenda in braccio il tuo cuore e lo culli fino a rasserenarlo. E’ più semplice trovare chi lo afferra e cerca di giocarci a tennis. Quasi fose un oggetto inanimato. Eppure ogni giorno, accade qualcosa per raccontare una storia nuova. Per lasciare andare i pensieri negativi e cominciare a intessere la trama di un sogno nuovo. La mia amica ad esempio, sta vivendo una storia surreale. Non è un amore. Non è un’amicizia. Non è un legame. E’ un qualcosa di indefinibile che nonostante, non sia collocabile in nessun riquadro di questa esistenza, c’è. Cresce nel quotidiano attraverso messaggini, telefonate. Condivisioni di ogni genere. E’ uno stare insieme in solitario. Non riesco a comprenderlo. Io credo di aver bisogno di andare oltre il mio essere. Ho bisogno di quel calore di mani, di sguardi che non lascia spazio a dubbi o fraintendimenti ma che fa non solo battere il cuore ma anche i denti dal sorriso ripetuto. Forse per loro è un modo diverso di scoprirsi. Nel tempo. Forse un modo di conoscersi. Vedendosi molto raramente. Non condividendo gli stessi “tempi” nè i luoghi, nè le persone ma se ragiono con la mia testa e con il mio cuore, sento il bisogno di andare oltre. Incontrare qualcuno che sappia guardarmi negli occhi e aiutarmi a superare il “mio essere” così particolare. Così come la vita mi ha resa. Non so cosa farei se questa vita mi permettesse di fare solo un passo indietro. Non so se mi tufferei. Non so se scoprirei me stessa mettendo davvero a nudo la mia anima o se continuerei a bruciarne il ricordo in rinunce stupide e inutili. Non so come sarà il mio istante futuro perchè neanche so com’è il mio presente. Vorrei. Non vorrei. Ma se vuoi … Troverei uno spazio in questo cuore per vivere un viaggio senza fine. Senza timori. Lasciandomi andare ma … Non so se sono pronta … E quando ho creduto di esserlo sono finita in un “baratro”. La cosa mi fa sorridere ora. Ma è la verità. Ho incontrato un personaggio di quelli strani. Di quelli egoisti. Di quelli che non sapendo amare, non sanno quello che vogliono o se lo sanno, di sicuro non è donare bene ma dispensare lacrime, bruciare sorrisi e abbandonare cuori sedotti in un piccolo cantuccio. Fortunatamente la mia storia non è finita così, però ancora mi chiedo come e perchè debbano esistere persone del genere che, invece di costruire, distruggono. Eppure quegli occhi esprimevano una luce di quelle intense. Di quelle che quando ti avvolgono ti rapiscono e ti portano lontano. In un mondo inatteso. In un mondo di quelli che ardono no, non di passione ma neanche di sentimenti. E’ il fuoco dell’indecisione. Il fuoco che non lascia ceneri. Il fuoco che divampa e annienta tutto. Il fuoco …

Eppure, è certo che oggi, se ci guardiamo un pò in giro, è vero che sono aumentate le persone che si tengono per mano ma è anche vero che condividere un’emozione, un sorso di speranza, un goccio di amore sembra utopia. Al punto che è più semplice davvero condividere un preservativo che moltiplicare un’emozione. Perdonate l’eufemismo ma mi sembra di essere al bancone del pesce. Sì quello fresco che viene arrotolato nella carta di un giornale ormai inutile, la cui eco neanche risuona più nel mondo. Sì, proprio così, guardiamo gli occhi di una triglia o di una alice per vedere se sono freschi e se l’affare è buono portiamo il pacchetto a casa, altrimenti, desistiamo e così sta accadendo anche per le coppie. Si sceglie in base a non si sa quale motivazione e si porta a casa il “primo premio”. Ma, ho letto poco fa questa frase che voglio riportare al termine di questo sfogo senza nè capo nè coda: “Bisogna prima di tutto essere davvero padroni di se stessi per decidere poi di appartenere a qualcuno” … E forse è proprio qui il senso di tutto. Se non sono padrona di me stessa come posso offrire il meglio ma anche il peggio di me a qualcun altro?

E allora, permettetemi ancora una citazione che segno qua a futura memoria: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Che non è una citazione buonista. Quanto piuttosto l’unica essenza dell’Amore che io ancora non conosco, purtroppo. “AMA prima di tutto te stesso/a e poi riversa quello stesso Amore al prossimo”. Che poi il prossimo cercherà di farti male, questo è un altro paio di maniche ma una cosa è certa, se ti Ami e se tu Ami, qualunque cosa accadrà resterai sempre in piedi. Io ci credo e voglio AMARMI e AMARE. Forse questa è tutta la conclusione di questo giorno. E l’inizio di un nuovo cammino. Ah se sei arrivato a leggere fino qua, complimenti, sei un temerario ed io ne sono felice, perchè hai scoperto cose di me che quasi nessuno sa. E grazie ancora perchè è bello che ti sei incuriosito e ti do un premio. Tutta la dolcezza di questo giorno e credimi, nonostante tutto quello che ho scritto, un giorno è talmente pieno di momenti belli che potrebbero dare il senso di ogni VITA. Ora, però ti saluto. Un sorriso e buona notte. Gg

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San Francesco di Sales: comunicazione e famiglia in prima pagina

Oggi San Francesco di Sales – Patrono dei giornalisti. Io, da anni, faccio parte di questa categoria anche se, talvolta mi trovo in totale disaccordo con il modo di fare “giornalismo” di alcuni. Oggi mi affido alle parole di papa Francesco per parlare di due temi che vanno a braccetto. Comunicazione e Famiglia.

La sfida che oggi ci si presenta è, dunque, reimparare a raccontare, non semplicemente a produrre e consumare informazione. E’ questa la direzione verso cui ci spingono i potenti e preziosi mezzi della comunicazione contemporanea. L’informazione è importante ma non basta, perché troppo spesso semplifica, contrappone le differenze e le visioni diverse sollecitando a schierarsi per l’una o l’altra, anziché favorire uno sguardo d’insieme.

Anche la famiglia, in conclusione, non è un oggetto sul quale si comunicano delle opinioni o un terreno sul quale combattere battaglie ideologiche, ma un ambiente in cui si impara a comunicare nella prossimità e un soggetto che comunica, una “comunità comunicante”. Una comunità che sa accompagnare, festeggiare e fruttificare. In questo senso è possibile ripristinare uno sguardo capace di riconoscere che la famiglia continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione in crisi. I media tendono a volte a presentare la famiglia come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato. Raccontare significa invece comprendere che le nostre vite sono intrecciate in una trama unitaria, che le voci sono molteplici e ciascuna è insostituibile“. Papa Francesco 23 gennaio 2015

Immagino un giornale come una famiglia. Una grande squadra in cui si collabora INSIEME per compiere un percorso UNITARIO e nella stessa direzione. Utopia? O Sogno realizzabile? Chissà. Io credo nel secondo ma, io sono Giovanna … Auguri “colleghi”. Gg

E se non hai una famiglia sono “cavoli amari”

E se per caso non hai una famiglia. Sei orfano.

E se per caso sei gay. Sono “cavoli amari”.

Non potrai mai avere una famiglia.

La famiglia è riservata solo ad alcuni.

Così dicono.

Tolleranza zero o zero Tolleranza?

 

Quanta intolleranza. Tutti detentori dell’unica verità e così si arriva a scontri anche cruenti solo per far valere le proprie ragioni. Io rispetto tutti o almeno ci provo. Sbaglio perchè, purtroppo, mi capita. Però una cosa è certa, più si urla e meno si ascolta. Si “vince” per forza vocale ma si perde in termini di vita. Oggi ogni “tema” crea alterne posizioni. Ognuno ha la sua visione e tende a prevaricare quella altrui. Quasi come se alla fine si vincesse un premio. La religione è uno di questi temi caldi. Eppure, mi viene da pensare che la religione non dovrebbe creare divisioni, quanto piuttosto rispetto reciproco. E invece no. Perchè? Perchè anche la religione è di “invenzione” umana. Credere è un’altra cosa. Ma rispettare i dogmi di una qualunque religione è un discorso del tutto umano. Io credo in Dio. Qualcun altro crede ad Allah. Altri ancora a Maometto, Geova. Ognuno crede nel “suo Dio”. E si crea sempre più confusione. Non dico sia sbagliato avere “credo” differenti, per carità ma se ognuno di noi, al di là del nome, credesse e vivesse nell’amore e dell’amore, forse tutte queste differenze sarebbero irrilevanti. Mi fanno paura tutte queste differenze. Tutto questo vendersi e offrirsi al “mercato delle religioni”. Non credo debba essere così ma piuttosto, credo che abbiamo distrutto ogni forma  di tolleranza nell’aver evidenziato le differenze. Quando invece le differenze dovrebbero servire per arrivare davvero alla verità, quell’unica verità che credo nel tempo ci porterà a comprendere l’infinita essenza della vita.

Altro argomento attinente alla religione che crea divisioni e spaccature è la famiglia. Si fanno convegni. Si grida agli attacchi che questa subisce ma c’è un particolare. Io e ripeto, questo è il mio pensiero, non credo che se qualcuno “ama” in maniera differente da come “ama” la maggior parte delle persone stia attaccando la famiglia o ne determini la disgregazione. Anzi. Io credo che la visione di famiglia sia una delle cose più belle al mondo. Famiglia sono l’uomo e la donna che generano un figlio. Ma famiglia è anche chi figli non ne genera. La famiglia si regge sull’amore, nell’interpretazione che ne dò io. Per quanto riguarda la legge degli uomini è un’altra cosa. Infatti la legge italiana individua la famiglia all’art.29.1 Cost. e sancisce che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.  E siccome stamattina sono curiosa, sono andata a cercare la definizione di famiglia sul dizionario. E anche quella, così “tristemente” diffusa, sempre secondo il mio “ingenuo parere” di “famiglia naturale”. Perchè non mi sembrava di aver mai sentito tale definizione negli anni passati. Così ho scoperto tante cose. Di seguito inserisco il link a un articolo che mi è piaciuto molto e mi ha fatto un pò di chiarezza.

http://www.diritto.it/docs/33483-la-famiglia-come-societ-naturale-fondata-sul-matrimonio?page=1

Certo al giorno d’ggi, come anche in passato, a questo mondo, tutto può degenerare. Ma tutto può anche essere diverso da quello che si crede e visto che oggi sta assumendo una notevole importanza il “sesso” a discapito dell’amore, vorrei precisare il mio punto di vista che è questo “non di solo sesso vive l’uomo (e la donna) ma di ogni parola d’amore che genera il suo cuore”.

Mi auguro, con il mio punto di vista e con la mia voglia di comprendere ciò che non sempre mi è comprensibile, di non aver urtato la sensibilità di nessuno ma credo che oggi bisogna cominciare a guardare all’uomo che ha bisogno di ascolto. Che ha bisogno di comprendere il proprio “modo di amare” senza “rinnegarlo” per paura di una società che lo condanna a priori e senza capire che il “modo di amare” non è una scelta ma è un dono che va oltre le parole.

Vi auguro buona giornata e spero che gli uomini e le donne, un giorno potranno parlare senza urlare. Potranno amare senza giustificarsi. Potranno vivere senza nascondersi. Potranno pregare senza temere. E soprattutto potranno creare un’unica grande immensa famiglia in cui ognuno, si prende cura dell’altro e dell’altra. Perchè altrimenti non arriveremo da nessuna parte o meglio intraprenderemo la direzione della vita “amara”.

Quant’allegria :O)

Quant'allegria :O)

La bellezza del calore e del colore è un sapore che va gustato nell’AMORE della VITA… Con dolcezza, un sorriso …

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

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Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

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