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Ho voglia di …


Le mie dita hanno voglia di suonare
La mia gola ha voglia di cantare
Il mio cuore è già “musica”

Gg

Un pensiero stupendo …

… Pensiero Stupendo (a ognuno il suo in questa serata di fine lugio) … ma voi che siete più preparati di me, mi dite a cosa si riferisce la signora Patty Pravo?

La strada è degli artisti…

Mi capita di camminare, molto spesso, sovrapensiero per le strade della mia città. Ieri, come ogni giorno, attraversavo il centro, mentre la mia mente già vagava, non si sa in quale luogo incantato, quando, mi sento chiamare. A dire la verità, ho percepito qualcosa, ma non mi sono sentita davvero chiamare, quindi non so… Forse è stata solo una sensazione. Mi giro e vedo poco dietro di me, appoggiato su uno di quei grossi vasi che accolgono terra e piante decorative per la città, un uomo, dalla pelle abbronzata e i capelli protesi al grigio andante. Mi fa cenno di avvicinarmi. Immagino subito che voglia fare il “gallo” nel pollaio ma lo stesso mi fermo per capire dove voglia andare a parare. Torno indietro di qualche passo. “Tu passi spesso qui – mi dice”. Sì. “Mi conosci? – prosegue”. Che domanda. Ti conosco nel senso che quando passo ti vedo ma non mi sono mai fermata. Ti ho lasciato qualche sorriso, questo sì. A ben pensarci, forse, un sorriso va ben oltre la conoscenza. Vabbè, comunque. Continua il suo discorso. “Avevo un violino”. E questo lo so. L’ho visto suonare ai margini della strada con un cappello innanzi ai piedi a raccogliere monete. “L’altro giorno – racconta, riferendosi al violino – l’ho appoggiato un attimo qua, – e ha indicato il vaso – e sono andato lì al bar a prendere un poco d’acqua e quando sono tornato non c’era più”. Il primo istinto è stato: “no, questo non è giusto” e poi ho pensato: “a casa ho un violino. Quasi quasi glielo porto”. Poi, però, ascoltando il resto del discorso, il pensiero si è frantumato. Ha cominciato a farmi domande mirate e non nego che ho pensato mi chiedesse soldi per “ricomprare” il violino “volato via”. E invece no. “Che lavoro fai? – mi chiede”. E gli spiego che sono una giornalista. “E guadagni bene?” E questa direi che è una domanda difficile. Si fa sempre più spazio la tesi secondo cui voleva una cospicua offerta per comprare il violino. “Però, ci sa fare – penso”. Ma il problema è un altro. Lui non voleva soldi da me. Semmai voleva darmeli. Va bene, non fraintendete. Mi domanda “sei fidanzata?” ed io “no”. E lui “perchè?” – ma guarda se in un normalissimo lunedì di fine primavera mi tocca rispondere all’interrogatorio di un violinista senza violino, sulla mia vita sentimentale. Come si dice a Oxford “cos’e pazz”. “Perchè sto bene così”. Lui scuote la testa e mi fa, in uno stentato italiano: “no, non va bene. E come fai a fare l’amore?” Azz, altro che violino, comincio a capire dove vuole andare a parare. Però mi viene da ridere e nel frattempo mi immergo nei miei pensieri A quel punto gli giro la domanda: “e tu, sei fidanzato?” “No. Mi ha lasciato”. Mi guarda e prosegue “ma ci vuole una fidanzata”. E qua si potrebbe pensare “che tenero. Vuole una compagna per la vita”. “Qualcuna che mangia con me, che mi aspetta a casa, che mi prepara da mangiare, che lava … ”. E a questo punto mi mostra la camicia. E ripete: “che mangia con me”. “Ma io la mantengo”. Ecco, è un signore per bene. “Appena riesco a ricomprarmi il violino, non le faccio mancare niente”. Gli chiedo allora: “quanto costa un violino?” e lui: “a Napoli costa di sicuro meno, con cento euro lo compro”. A quel punto, lancio un’occhiata al cappello che ha davanti ai piedi e vedo qualche monetina. “Ah vabbè non manca molto”. Non volevo essere ironica, quanto piuttosto, mi faceva sorridere la situazione. Lui mi guarda e fa “Io cerco una ragazza seria”. E là sorrido “e ti pare facile? – penso”. Lui insiste a guardarmi e ammicca. “Io sto sempre qua, nel caso …” Aggiungo io “ok, se trovo una brava ragazza per te, la mando qua”. Non l’ho visto molto soddisfatto anche perchè a quel punto fa “Come ti chiami?”. “Giovanna, e tu?” – “Antonio”. “Antonio – insisto – di dove sei?”. E lui risponde “Rumeno, di Bucarest”. Con quella pelle così scura, non l’avrei mai detto. Mi allunga la mano. Ricambio. Ci stringiamo le estremità e il patto è fatto. Lui sorride. Lo saluto e riprendo il mio cammino. Guardo il cantiere in corso nella strada che sto attraversando e pensando che a breve inizieranno i lavori di rifacimento del manto stradale, mi sa che il suo “Io sono sempre qua”, fra poco sarà poco credibile. Non è facile, camminare in questo mondo. Su questo non ci sono dubbi. Quante persone esistono al mondo? Tante, troppe. Eppure, continuiamo a perderci nei nostri mondi personali, in quel pensieri che ci fanno assopire dinanzi a una vita che scorre veloce e di cui presto perderemo memoria. Eppure, basta così poco a raccontarsi. A raccontare e confrontare una vita. Qual è il tuo desiderio in questa vita? Oggi, di cosa hai bisogno? Ti senti solo? Tranquillo, non lo sei. Basta che alzi la testa e … (testo di Giovanna Giaquinto)

Quante storie ha da raccontare questo mondo. Ieri, ad esempio ho scoperto che …

Ieri ti ho incontrata per la seconda volta. Eri lì. Seduta sullo scalino di ingresso di un negozio. Ho stentato a riconoscerti. Avevi in mano i tuoi soliti foglietti. Le tue storie. Piccole tracce di fiabe narrate. Però la testa china. Sembrava non fossi in questo mondo. Ho pensato di avvicinarmi. In un primo tempo non l’ho fatto. A pochi passi, un uomo da capelli lunghi e grigi, appollaiato su uno sgabello, faceva scivolare le sue dita su una chitarra classica. Lo spartito su un leggio di fronte a sè e le sue mani che correvano veloci sulle corde di nylon dello strumento vivo come non mai. Lo avevo già incontrato poche ore prima. In via Mazzini. Le sua dita arrancavano sulle corde. Sono passata rapidamente. Mi ha stupita la lentezza dei suoi gesti. Ora in via San Giovanni, lo spettacolo era totalmente differente. E poi, lei. Sono ritornata sui miei passi. Mi sono avvicinata, cercando di scorgere i tuoi occhi? Eri tu oppure no? Man mano che mi avvicinavo, ho compreso che eri proprio tu. Eppure … Penso di averti fatto ombra. Ti sei accorta di me. Hai alzato la testa. Ho allungato la mano. Volevo mi dessi una delle tue favole. Non hai capito. Allora ho avuto la certezza che fossi altrove. Mi hai dato la mano. Ho guardato i tuoi occhi e ho chiesto “tutto bene?”. E lei “sì”. “Ho visto che eri con la testa abbassata …”. E lei “stavo ascoltando …”. Sì, il suono della chitarra l’aveva portata lontana. Finora l’ho incontrata sempre sola. Un giorno conoscerò la sua storia. Per ora, sono felice che le sue storie continuano a viaggiare per la città. Ho guardato il chitarrista e le ho detto “l’ho sentito prima a via Mazzini. Qui suona molto meglio”. E lei: “sì di là c’è troppo casino”. Vero. La musica ha bisogno del suo silenzio per poter cantare. Ho sorriso e ho ripreso a cammnare. Ho salutato lei, Giovanna e senza voltarmi ho pensato a quante persone contiene questo mondo e quante storie può raccontare. Tempo. Ci vuole tempo per procedere. Fermarsi. Ascoltarsi e raccontare.

Il gradino più su dell’anima

Arcobaleno

Arcobaleno – Ggphotographer

Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde – Kandinsky

Quelle cose strane che capitano nel traffico

Ma avete presente cosa vuol dire essere imbottigliati nel traffico? Sì lo so che lo sapete. Sei lì nella tua auto e vedi auto che spuntano da tutte le parti. Sono davanti, dietro di te. Lateralmente cercano di infilarsi. Qualcuno ti manda a “quel paese”. Qualcun altro comincia a suonare il clacson. Poggia la mano sul clacson e non la smette. A quel punto non ce la fai. Finchè all’improvviso quel suono non diventa una melodia. Non un’unica nota trattenuta ma un suono, una voce che cerca di uscire da quell’auto. E’ il motore che non sopporta più il guidatore e cerca di uscire. Non può spalancare il cofano e allora esce sottoforma di musica.

E allora, ecco che tutto cambia. La tua fantasia ha trasformato una situazione disagevole in un sogno. In un gioco. Un meraviglioso gioco in cui cerchi di immaginarti fuori dall’auto e diventi il protagonista di una storia avvincente. L’auto in corsa e tu che cerchi di mantenere il volante. Ogni tanto schiacci i pedali, non so come, ma questo poco importa e intanto vedi la tua proiezione che si lancia sul cofano dell’altra auto e cerchi in ogni modo di aprirlo. Ci riesci dopo innumerevoli sforzi. Gli addominali ti si irrigidiscono, perchè almeno nella tua fantasia gli addominali ce li hai. I bicipiti si caricano di una forza inaspettata. Ed ecco che il motore può uscire. Il clacson smette di suonare e l’auto si ferma.

Sei soddisfatto e ora puoi continuare il tuo breve “viaggio”. Ancora colonne di auto ti impediscono ti procedere eppure tu, viaggi a suono di musica. La radio è sempre accesa. E tu vedi le persone che vanno a piedi e le immagini che fanno una splendida danza al suono della musica che stai ascoltando. E ti viene da ridere. E ti senti bene. Eppure sei ancora lì, bloccato ne traffico di punta. Ma non ti crucci. Attendi. Sogni, giochi.

Sei consapevole, tanto, che prima o poi finirà. Perchè è sempre così, tutto finisice e allora perchè perdere tempo prezioso arrabbiandoti, sbattendo i pugnu sul volante, inveendo con questa o quella macchina? No, godi del tuo tempo anche se sei “prigioniero” temporaneo di una strada vincolata. Ma tu puoi volare con la fantasia e allora, vai. Vai. Sei libero, sempre e comunque. Credici …

Buon pomeriggio viaggiando in una fantasia reale …

Un dolce suono nello stomaco …

Immagino che suono nello stomaco ...

… questa dolce chitarra mi ha fatto proprio sorridere ahahah …è bellissima!!! Complimenti a chi l’ha realizzata … e anhe a chi l’avrà “suonata” :O)

un sorriso. Gg

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto. (Jorge Luis Borges)

maplesexylove

_Fall in love with style_

" i cunti"

Racconti e conversazioni dal Salento

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

La strada giusta è quel sentiero che parte dal Cuore e arriva ovunque

Diabetic World Traveler

¿Quién dijo que la diabetes fuera un límite? Que nada te impida perseguir tus sueños...

elinepal

Mi ci mancava solo il Blog

SIGNORASINASCE alias Stefania Diedolo

Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita? George Byron

La Metamela

Nella citta’ della moda e degli aperitivi....e in un mondo dove se non ti sposi e non fai figli ti considerano «strana» come sopravvive una single?

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"scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre"

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