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La cameriera strutta

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Entri nel locale. Ti guardi intorno. Aspetti. Domandi un tavolo per due. “Dove volete”. In fondo è presto e la maggior parte dei tavoli sono liberi, tranne che due o tre. A un tavolo, seduti un papà e i suoi due bambini. A un altro, padre, madre, la figlia adolescente e una coppia di amici dei genitori. Seduti al terzo tavolo una ragazza e due ragazzi. Il resto dei tavoli completamente liberi. Eravamo in due. Scegliamo un bel tavolo in legno con due panche. Ci accomodiamo. Cominciamo a sfogliare il menù. Intanto arriva la cameriera. Lei, la protagonista, inconsapevole, di questa storia. “Che volete da bere?” – Acqua gassata. Ed io volevo una birra rossa. “Una birra rossa … “. Neanche il tempo di sceglierla, perchè alla spina ce ne erano due e la donna gira le spalle e va via. Rimango un attimo interdetta, ma va bene, magari sarà la più buona. Torna, appoggia la bottiglia dell’acqua e il bicchiere contenente la bevanda rossa senza un minimo di delicatezza e senza neanche informarsi “chi avesse scelto cosa”. Per la serie “arrangiatevi voi che facciamo prima”. Ok. Arriva un altro cameriere. Prende le ordinazioni. Scegliamo due differenti crepes. Chiacchieriamo. Io sorseggio la birra che non è il massimo ma non è neanche assolutamente pessima. Un pò troppo dolce per i miei gusti ma può andare. Aspettiamo il tempo necessario. E torna la “simpatica” cameriera con una faccia scura, ma scura che un cielo notturno e senza luna, in confronto è illuminato. Appoggia i due piatti, come le bibite di prima. Non chiede nulla e sta per andare via. Chiedo delucidazioni sulle crepes per identificarle. Mi guarda come se avesse pensato “ma questa è scema?”. “Là ci sono i piselli” – e indica una delle crepes. Ecco ora è più chiaro. Attribuiamo i piatti. La mia crepes non sa di molto. Vorrei arricchirla con un pò di pepe. Cerco di chiamare un cameriere. O la cameriera. Niente. Improvvisamente sono diventata trasparente. Vabbè lascio perdere. Finiamo di mangiare. Continuiamo a chiacchierare, chi è con me è molto più loquace di me. Ma almeno è un chiacchierio piacevole e variegato. Intanto osservo la cameriera e il suo fare sempre più scuro. E all’improvviso, invece, i miei occhi sono rapiti da un gesto tenero, direi dolce. Arriva un ragazzo. Corre incontro al primo cameriere che ci ha accolto. Un giovane ragazzo con una vaga peluria sul viso, quasi un’emulazione di una barba. Sorride. Si abbracciano. Si baciano con affetto e poi il bacio diventa un pò più intenso. Il ragazzo entrato da poco bacia il cameriere sul collo. Un sorriso e poi lo lascia lavorare. Va fuori e aspetta. Intanto la cameriera vaga per il locale. Si tocca il grembiule. Si avvicina al tavolo. “Che fastidio” – penso  – “non si possono trattare le persone in questo modo”. Ero propensa a dirgliene quattro anche se non è da me. Ma, sinceramente, ieri sera, non mi è piaciuto nulla. Eppure … Si allunga, sempre con quella faccia scura. Neanche ci guarda. Una mano poggiata sul tavolo. La guardo e senza pensarci, le dico “tutto apposto?” – Lei si ferma, per la prima volta, in tutta la serata, mi guarda in faccia. Mi sorride come se non volesse fare altro. E mi chiede “perchè? Si vede che sono stanca?” – ed io: “un pò  …”. Continua lei “è che sto facendo il trasloco. Cambio casa dopo 8 anni e sono un pò triste”. Brutta cosa, le auguro di avere forza e niente, la sua faccia cambia. Smette di guardare a terra e i miei occhi finalmente, per lei, cominciano ad esistere.

Ci sono cose che ci “struggono” l’anima in questo mondo. Questo è vero. Però, a volte, affrontare gli istanti della vita con gli occhi alzati ci permette di vedere “altro”. Spero che questa donna riesca a trovare nella nuova casa almeno una minima parte di quello che aveva in quella precedente o di trovare qualcosa di meglio che le colori l’anima e i pensieri. Perchè i pensieri scuri non donano Vita ma la allontanano. Buon viaggio a te e a tutti quelli che stanno affrontando momenti difficili perchè, in fondo, anche se non lo vedi, dietro le nuvole c’è sempre il sole. Parola di Gg (Giovanna Giaquinto)

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…se la vita va in fumo!

 

Quando la tua vita va in fumo è l’anima che puzza. Gg

La strada è degli artisti…

Mi capita di camminare, molto spesso, sovrapensiero per le strade della mia città. Ieri, come ogni giorno, attraversavo il centro, mentre la mia mente già vagava, non si sa in quale luogo incantato, quando, mi sento chiamare. A dire la verità, ho percepito qualcosa, ma non mi sono sentita davvero chiamare, quindi non so… Forse è stata solo una sensazione. Mi giro e vedo poco dietro di me, appoggiato su uno di quei grossi vasi che accolgono terra e piante decorative per la città, un uomo, dalla pelle abbronzata e i capelli protesi al grigio andante. Mi fa cenno di avvicinarmi. Immagino subito che voglia fare il “gallo” nel pollaio ma lo stesso mi fermo per capire dove voglia andare a parare. Torno indietro di qualche passo. “Tu passi spesso qui – mi dice”. Sì. “Mi conosci? – prosegue”. Che domanda. Ti conosco nel senso che quando passo ti vedo ma non mi sono mai fermata. Ti ho lasciato qualche sorriso, questo sì. A ben pensarci, forse, un sorriso va ben oltre la conoscenza. Vabbè, comunque. Continua il suo discorso. “Avevo un violino”. E questo lo so. L’ho visto suonare ai margini della strada con un cappello innanzi ai piedi a raccogliere monete. “L’altro giorno – racconta, riferendosi al violino – l’ho appoggiato un attimo qua, – e ha indicato il vaso – e sono andato lì al bar a prendere un poco d’acqua e quando sono tornato non c’era più”. Il primo istinto è stato: “no, questo non è giusto” e poi ho pensato: “a casa ho un violino. Quasi quasi glielo porto”. Poi, però, ascoltando il resto del discorso, il pensiero si è frantumato. Ha cominciato a farmi domande mirate e non nego che ho pensato mi chiedesse soldi per “ricomprare” il violino “volato via”. E invece no. “Che lavoro fai? – mi chiede”. E gli spiego che sono una giornalista. “E guadagni bene?” E questa direi che è una domanda difficile. Si fa sempre più spazio la tesi secondo cui voleva una cospicua offerta per comprare il violino. “Però, ci sa fare – penso”. Ma il problema è un altro. Lui non voleva soldi da me. Semmai voleva darmeli. Va bene, non fraintendete. Mi domanda “sei fidanzata?” ed io “no”. E lui “perchè?” – ma guarda se in un normalissimo lunedì di fine primavera mi tocca rispondere all’interrogatorio di un violinista senza violino, sulla mia vita sentimentale. Come si dice a Oxford “cos’e pazz”. “Perchè sto bene così”. Lui scuote la testa e mi fa, in uno stentato italiano: “no, non va bene. E come fai a fare l’amore?” Azz, altro che violino, comincio a capire dove vuole andare a parare. Però mi viene da ridere e nel frattempo mi immergo nei miei pensieri A quel punto gli giro la domanda: “e tu, sei fidanzato?” “No. Mi ha lasciato”. Mi guarda e prosegue “ma ci vuole una fidanzata”. E qua si potrebbe pensare “che tenero. Vuole una compagna per la vita”. “Qualcuna che mangia con me, che mi aspetta a casa, che mi prepara da mangiare, che lava … ”. E a questo punto mi mostra la camicia. E ripete: “che mangia con me”. “Ma io la mantengo”. Ecco, è un signore per bene. “Appena riesco a ricomprarmi il violino, non le faccio mancare niente”. Gli chiedo allora: “quanto costa un violino?” e lui: “a Napoli costa di sicuro meno, con cento euro lo compro”. A quel punto, lancio un’occhiata al cappello che ha davanti ai piedi e vedo qualche monetina. “Ah vabbè non manca molto”. Non volevo essere ironica, quanto piuttosto, mi faceva sorridere la situazione. Lui mi guarda e fa “Io cerco una ragazza seria”. E là sorrido “e ti pare facile? – penso”. Lui insiste a guardarmi e ammicca. “Io sto sempre qua, nel caso …” Aggiungo io “ok, se trovo una brava ragazza per te, la mando qua”. Non l’ho visto molto soddisfatto anche perchè a quel punto fa “Come ti chiami?”. “Giovanna, e tu?” – “Antonio”. “Antonio – insisto – di dove sei?”. E lui risponde “Rumeno, di Bucarest”. Con quella pelle così scura, non l’avrei mai detto. Mi allunga la mano. Ricambio. Ci stringiamo le estremità e il patto è fatto. Lui sorride. Lo saluto e riprendo il mio cammino. Guardo il cantiere in corso nella strada che sto attraversando e pensando che a breve inizieranno i lavori di rifacimento del manto stradale, mi sa che il suo “Io sono sempre qua”, fra poco sarà poco credibile. Non è facile, camminare in questo mondo. Su questo non ci sono dubbi. Quante persone esistono al mondo? Tante, troppe. Eppure, continuiamo a perderci nei nostri mondi personali, in quel pensieri che ci fanno assopire dinanzi a una vita che scorre veloce e di cui presto perderemo memoria. Eppure, basta così poco a raccontarsi. A raccontare e confrontare una vita. Qual è il tuo desiderio in questa vita? Oggi, di cosa hai bisogno? Ti senti solo? Tranquillo, non lo sei. Basta che alzi la testa e … (testo di Giovanna Giaquinto)

Ù babbà è na cosa seria!

Non siamo rocce, ma nemmeno “pan di spagna”. Parola di Gg

La memoria fa strani scherzi

 

La memoria ci fa strani scherzi. Nonostante ci ricordiamo tutto, riusciamo ancora a fare del male a chi è diverso dall’apparente pluralità. Nessuno ha meno diritti ma “l’uomo” questo ancora non lo sa … Liberiamoci dalle catene di questi cuori indifferenti all’amore che è per tutti, non solo per alcuni … Gg

Anche questo è Amore

Si può anche litigare ma bisogna avere la capacità di accogliersi. Anche questo è Amore. Parola di Gg

Belle a prescindere

Ci sono cose belle, belle, belle. Belle a prescindere. Parola di Gg

Con la cannella la vita è più bella

Adoro la cannella. Mi rendo conto che ne sto facendo un piacevole uso “smodato” ma è troppo buona. La metto ovunque. Sulle mele. Sulla cioccolata fondente. Persino sugli gnocchi. Sugli gnocchi, direte voi? Sì. Gnocchi con la zucca, salvia, olio extravergine di olivae sopra una leggera spolverata di cannella. Lo so può sembrare strano. Anch’io al primo impatto sono rimasta “sorpresa” ma qunado li ho assaggiati….Indescrivibile. Da provare. Un gusto senza fine.

Buon appetito e un pizzico di canella rende la vita più bella 😉 parola di Gg

Cambiamente: qualcosa accadrà

pesce

Sembra banale ma, vi garantisco che così non è. Passiamo giornate intere (non tutto il giorno, è ovvio ma le ore sommate producono quale risultato i “nostri giorni”) a lagnarci di quello che vorremmo raggiungere, degli obiettivi che vorremmo perseguire, dell’impossibilità di ottenere qualcosa e non facciamo l’essenziale. Cambiamo prospettiva. Facciamo quello che finora non abbiamo mai fatto. E’ garantito. Qualcosa accadrà. Parola di Gg

Facebook non è il male

Lo sapevo ma non me ne rendevo conto. Facebook stava diventando una malattia. E ne stavo manifestando tutti i sintomi ma non me ne rendevo conto. Facebook se usato male provoca danni seri. Ovvio non è il socialnetwork in sè a provocare danni ma l’uso che se ne fa. E io lo stavo usando male. Troppo male. Ho cominciato ad accusare sintomi di intolleranza mediatica. Sbirciavo senza essere vista. Giudicavo a distanza e speravo in un cantuccio. Ma non è questo internet. Internet è uno strumento portentoso. Puoi diffondere messaggi positivi. Puoi scoprire cose che, in altri tempi, erano precluse alla massa. Le notizie sono aggiornate al secondo. Anche se questo non è proprio positivo. Ma facebook, con le sue mille sfaccettature, con i profili bloccati, con la privacy per niente contenuta e la possibilità di avere più “facce” ti offre la possibilità di vivere più vite in una. Dimenticando, di fatto, la tua. Facebook non è il male. Ma il male si insinua nel pensiero ogni volta che smetti di rispettare te stesso. Quando una persona non è più nella tua vita la devi lasciare andare, non puoi continuare a seguirla da un’altra prospettiva e, nonostante tutto, facebook ti offre questa possibilità e inoltre, ti aiuta a crearti false speranze, laddove speranze non ce ne sono. Se poi, aggiungi a tutto questo che la persona che ti ha “eliminato” dalla sua vita virtuale, continua ad “avere libero accesso” a quella reale e lo fa, probabilmente, per non lasciarti “libero” di crearti una nuova esistenza e tu lo sai, la questione diventa un problema serio e soprattutto imbarazzante. Sì, imbarazzante se tu non riesci a urlare BASTA e a venir fuori da questo stato di cose che, innegabilmente, ti avvelena la vita. Io stavolta ho detto BASTA. Abbandono, almeno per ora, Facebook e ne starò lontano fino a quando non riuscirò a utilizzarlo in “maniera appropriata”, cioè come uno strumento di diffusione di informazioni, scambio di saluti fra “amici” virtuali e non o gioco “interattivo” nei momenti di stasi lavorativa.

Al blog, torno ogni volta che sento il bisogno di comunicare. Di scrivere davvero e ripensare alle fasi che mi hanno portato a “comunicare davvero”. Perchè è proprio grazie al blog che ho imparato a esprimere le mie emozioni e ho cominciato a condividere stati d’animo senza aspettarmi nessun ritorno senza attendere il “mi piace” che spesso è l’unico punto a favore di “Facebook”. Ma il vero MI PIACE lo voglio dire io alla VITA. E inizio da qui. Meno click e più “ciao” … Parola di Gg

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

maplesexylove

_Fall in love with style_

" i cunti"

Racconti e conversazioni dal Salento

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

La strada giusta è quel sentiero che parte dal Cuore e arriva ovunque

Diabetic World Traveler

¿Quién dijo que la diabetes fuera un límite? Que nada te impida perseguir tus sueños...

elinepal

Mi ci mancava solo il Blog

SIGNORASINASCE alias Stefania Diedolo

Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita? George Byron

La Metamela

Nella citta’ della moda e degli aperitivi....e in un mondo dove se non ti sposi e non fai figli ti considerano «strana» come sopravvive una single?

OggiScienza

La ricerca e i suoi protagonisti

MiSCRI20

"scrivere a questo mondo bisogna, ma pubblicare non occorre"

GPM

Un blog dinamico per i veri appassionati di ciclismo.

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