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Consigli a un giovane scrittore #1

CORAGGIO. Ci vuole coraggio per vivere e per raccontar la vita. Chi si lascia intimorire da paure insane. Inutili. Non può cogliere le infinite sfumature di questo giorno. Gg

#RUTILANTE

Migliore, non me lo so spiegare !!!

  Quanti argomenti. Quanti spunti di riflessione per raccontare questa vita. Tra ieri e oggi ne ho sentite di tutti i colori. Ma ora sono un pò “confusa”. Mi sento ancora sballata per essermi trovata così, non solo senza lavoro ma senza stimolo per agganciarmi a un nuovo percorso. Ho fatto un ruzzolone di quelli pesanti ma non è niente se penso a Luca. Luca, amico e collega. Un amante della scrittura e della comunicazione. Sempre attento. In prima linea. Forse un pò timido, con quel suo sguardo, talvolta sfuggente per non essere invadente. Eppur sempre contento di raccontare la vita a modo suo. Un cassintegrato con l’ambizione di fare il giornalista. C’è riuscito prima di mettere il punto alla sua vita. Questa mattina ha lasciato il suo corpo ed è andato a “fare il giornalista” con gli angeli. Sembra strano detto così ma è vero. Stamattina ho acceso il telefonino. Gesto rituale che si ripete ogni mattina. All’improvviso sento che arriva un messaggio. Stavolta non attendo di finire la colazione, come al solito. Controllo e trovo questa domanda: “hai saputo di Luca?” – cosa dovevo sapere di Luca? Negli ultimi mesi, è vero, si è trovato, suo malgrado, malato. Uno sportivo. Snello. Sempre attivo. Eppure la vita è anche questo. Inspiegabilmente una sorpresa “dietro l’angolo”. Una malattia scoperta per caso che gli ha imposto uno “stile di vita” diverso. Tutto quello che gli faceva bene prima, è diventato nemico. Persino correre. Una delle sue passioni. Le hanno provate tutte. Ma, mai, mi sarei aspettata, un saluto inaspettato. Scusate il gioco di parole. Eppure è successo. Il cuore ha rallentato il battito e lo ha consegnato al sonno eterno. Quando sono entrata nella sua camera da letto, questa mattina, l’ho visto là sdraiato. Con la barba incolta. Pallido. No, non era Luca. E io in quel corpo non riuscivo proprio a vederlo. L’ho immaginato lontano. Etereo. Prima ho voluto “disegnarlo” seduto sul suo armadio con gli occhi stretti, in un dolce sorriso, di quelli che sapeva fare lui e che ti comunicavano serenità. Poi, mi sono resa conto che Luca non poteva essere lì. Sicuramente era fuori. Era andato a correre mentre tutti piangevano il suo corpo, la sua anima stava facendo quello che anelava. Stava respirando la libertà. Una libertà che avrebbe preferito in vita, accanto alla sua Loredana e ai suoi preziosi figli. Però, non possiamo scegliere noi. Se ci fosse data questa possibilità credo che su questa terra ci sarebbe un sovraffollamento, ma forse non staremmo neanche poi così male. Vivremmo le storie di ogni tempo e forse saremmo un pò meno egoisti. “Pasta e piselli”. Questo poi, mi è venuto in mente. Ogni giovedì, Luca era con noi, in redazione. Con me e Silvia, la mia collega. E puntualmente ci raccontava i fatti di Caserta. Gli incontri che avrebbe seguito. I passi incerti di un lavoro che lo aveva messo in “cassa integrazione” e poi i suoi figli. “Datemi un consiglio, che preparo per pranzo?” – con quel suo bell’accento romano e quella sua passione sfegatata per la Lazio che spesso lo portava a giocare al rimpiattino con Silvia, tifosa napoletana. Quante volte siamo stati insieme in quella redazione che ha raccolto i nostri sfoghi. Le nostre gioie. Le nostre preoccupazioni. Le nostre sfuriate per un mondo così ingiusto. Un luogo che, però, ci ha dato la fortuna di conoscerci. “Un caffè?” – Ovviamente sì. E dopo la chiacchierata al bar. “Devo andare è tardi … vabbè va, faccio pasta e piselli”. E via di corsa verso casa a prendersi cura dei suoi tesori. “Ma che hai detto?”. Quante volte ti ho ripetuto questa frase. Il giovedì in chiusura di giornale, concentrata a leggere gli articoli, sentivo te che parlavi ma … puntualmente … non capivo quelle tue parole pronunciate con un sorriso e per quello sempre un pò “avvolte nella fantasia”. E “ma che hai detto?”. Luca. “Ma che hai fatto?”. Hai scritto il tuo terzo libro. Ci hai portati alla presentazione del tuo “viaggio al centro di Terra di Lavoro” e poi, e poi sei andato avanti in un viaggio, sicuramente più bello. Però a noi rimane il groppo in gola perchè volevamo stare ancora con te. Volevamo raccontare un’altra storia. Quella di Luca che guarisce e che con noi organizza la “pizza” di una redazione che ormai non c’è più ma nei nostri ricordi sarà sempre quella del giovedì. E di giovedì saluterai tutti. Giovedì. Un giorno come tanti, ma per noi, sempre un giorno speciale. Il giorno da stare insieme. Tu, Silvia ed io. Ciao Luca, porta un sorriso per me in cielo e ogni tanto guardami e dammi la forza di dare vita a quel prezioso regalo che mi hai fatto per il mio compleanno: “Salute!” di Patch Adams. In fondo la salute non è solo quella del corpo ma anche quella di un’anima che ora versa qualche lacrima ripensando alla gioia della tua amicizia e che tornerà a sorridere perchè non può fare a meno di ricordare i tuoi occhi stretti. Perchè il ricordo di quegli occhi li porterà al mondo con un sorso in più di allegria. E per noi, le “due ragazze della redazione” sei e resterai sempre il “MIGLIORE”.

Questa estate pensavo di fare una normale vacanza, invece …


Q
uesta estate pensavo di fare una normale vacanza. Mi sono trovata a fare un VIAGGIO. Un VIAGGIO di scoperta. Scoperta del luogo dove sono stata. Scoperta delle persone che ho incontrato. Ma, soprattutto scoperta di ME STESSA. Sono tornata a casa con un bagaglio più carico di quando sono partita. Ma non erano vestiti. Era “solo” la mia “consapevolezza”. Sono diversa. Mi sento diversa. Sorrido di più (sì è possibile :D) mi sento più leggera (e non parlo del peso fisico) più LIBERA o se volete, semplicemente LIBERA. Soprattutto FELICE. Carica di SPERANZA ma non quella che conduce all’ILLUSIONE ma quella che ti fa essere OTTIMISTA con realismo. Sono PROPOSITIVA. Sono “diventata ordinata” ma soprattutto mi sento CAMBIATA. Sono totalmente cambiata. Sono SERENA, più SERENA … e ho portato con me una STORIA ricca di personaggi  (il problema è trascriverla eh eh) … ho visto persone di diverse etnie convivere pacificamente. Ho visto persone mano nella mano, ho visto coppie, famiglie, persone “da sole” a scrivere racconti, storie, ovunque, sui prati, su una panchina, su un ponte, all’aeroporto. Ho parlato il linguaggio “del silenzio”.

Ho visto l’ordine, nonostante le diversità. Ho visto capelli di ogni colore. Ho visto occhi che non si stupivano. Ho visto calore, nonostante il “freddo”. Ho respirato gentilezza. Talvolta curiosità, ma era più la mia. Ho “sentito” un mondo in cui da sempre spero, possibile. Un mondo realizzabile. Ho visto bagni lindi, a ogni angolo. Ho visto gente che lavora col sorriso. Ho visto anche gente che parlava una sola lingua e questo è male … E’ necessario conoscere e parlare più lingue per non sentirsi isolati. Per capire e per farsi capire. Ho visto forme d’arte esprimersi in ogni modo e in ogni momento. Ho visto biciclette e pedoni circolare in libertà, senza correre il rischio di trovarsi travolti da un’auto, ho visto semafori in cui il giallo non indica solo “sta arrivando il rosso” ma anche “sta per arrivare il verde” … Ho salvato un libro “abbandonato”, in una piccola, in apparenza, ma carinissima libreria. Scritto in tedesco. “Il cammino di Santiago”. Ma un giorno saprò il tedesco, e lo potrò leggere anche in tedesco. Questo è il mio proposito, visto che sono sicura, tornerò nel luogo dove è cominciato il mio cambiamento … E ora so anche qual è il lavoro che fa per me (lo sapevo già, però … rinfrescarsi la memoria non fa mai male).

L'Iride News

Beautiful mind in a beautiful world

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

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C'è hi vede le foglie che muoiono, io preferisco vedere i colori che nascono

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Spesso un treno é un teatro mobile.

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