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Quell’attimo in cui tutto finisce o ricomincia


Quell’attimo in cui finisce l’Amicizia per “colpa” dell’Amore…
è un attimo che non dovrebbe MAI accadere
ma, purtroppo, accade…

con la speranza che tutto si trasformi…un sorriso
Gg

Sorridi Donna (non solo l’8 marzo)

Sorridi Donna (e non solo l’8 marzo) 😉

I maghi del terzo millennio. La nuova stagione

Spariscono, come se niente fosse. Li chiamano i “maghi del terzo millennio”. Un tempo, li chiamavamo amici. La nuova stagione è inziata. Buon giorno a tutti con un sorriso. Gg

C’è una cura per la Vita?!

Ogni malattia che conduce alla morte è una malattia incurabile.
Ma fino a quel momento la speranza e la vita, fanno la differenza.
Bisogna crederci. Sempre. E Vivere. Sempre.

 

Più Azioni meno lamentAzioni

Più Azioni meno lamentAzioni …

Buon giorno con un sorriso e che il vento porti via i malumori, i malcontenti, ma soprattutto i falsi intenti

Jarabe De Palo: depende da un fantasma che si presenta senza avvisare!!!

“In 20 giorni – dice il cantante Jarabe De Palo, colpito da un cancro al colon- sono passato da piccoli fastidi allo stomaco a operarmi per un tumore maligno all’intestino crasso. Il cancro è come un fantasma che si presenta quasi senza avvisare, senza un motivo apparente, per questo è importante stare attenti. Con il cancro vale più prevenire che curare. Nel mio caso per fortuna siamo arrivati in tempo. Hanno tolto il male e il medico mi ha detto che devo riposare. Vi mando le mie scuse più sincere”

La salute è l’attenzione che dobbiamo prestare al nostro corpo. Prevenire è meglio che curare, così citava un noto proverbio. Ovvio, non si può prevenire tutto ma possiamo prestare più attenzione al nostro amico corpo. Possiamo curarlo, amarlo. E soprattutto quando necessario, affidarci a chi è più competente di noi e pregare Dio che “ce la mandi buona”. Ma mai, e dico mai, arrenderci e mai abbandonare i nostri sogni, le speranze e la Vita. Questo è tutto quello che abbiamo. Ora e sempre. Buon viaggio a tutti. Gg

Giochiamo?!


E tu a chi somigli!? Oooooooppppsssssssssssss 😀
Buon giorno con un sorriso a tutti.
Gg

Un qualunque quotidiano straordinario

E che te lo dico a fare? Il giorno in cui spalanchi gli occhi e cominci a guardare, il mondo si tinge di ogni colore nato dall’ispirazione della fantasia più sfrenata. Non accade niente eppure tutto succede. Piccoli eventi. Semplici. A cui saremmo portati a dare una scarsa importanza o neanche a farci caso se non fosse per quel sorriso che sa nascere improvviso, quando, appunto, meno te lo aspetti. Come se niente fosse stamattina, una fugace fila, si è trasformata in un bizzarro stravolgimento di giornata. E mi sono sentita benedetta. La benedizione di non saper essere prepotente. Una coppia. Un uomo. Una donna. Lui, un paio di jeans abbondanti, una camicia di cotone, fuori dai pantaloni, i capelli radi e striati di bianco o grigio, non saprei ben definire. La pelle diafana. Ma quale diafana? Bianca. Bianca come il latte avariato. Lei, la pelle scura, abbronzata dal sole dopo una cura di “lampade invernali”. Un vestito attillato, a sottolineare ogni forma. Occhiali da sole inforcati, a nascondere la profondità degli occhi, due o tre cavigliere. Le unghie, di mani e piedi, lunghissime, quasi infinite e graffianti, di un rosso acceso. Vivo. Ma nella sua voce una prepotenza da commuovere. E sì perchè pensando che, al mondo, ci siano persone così non puoi far altro che commuoverti. Dovevano compilare un modulo. Ed io anche. Lui ha preso una penna e si è posizionato sull’unico ripiano presente nel bugigattolo dove eravamo stipati. Lei accanto a lui. Io? Mi sono avvicinata anche io al ripiano credendo che lei mi avrebbe fatto spazio. Errore. La donna mi ha guardata da sotto gli occhiali e non ha fatto cenno neanche a spostarsi di un millimetro. Ho compilato il modulo. Sembrava quasi una gara. Lei continuava a guardarmi di sottecchi ed io me la ridevo sotto i baffi. Ad un certo punto la donna dice al compagno, con fare deciso: “mi raccomando scrivi chiaramente”. Primi. Hanno finito. Lui ha finito di scrivere e si sono recati allo sportello preposto a raccogliere la loro richiesta. L’uomo, soddisfatto, ha consegnato il foglio. Lei lo ha rimbrottato un po’. All’improvviso l’impiegata gli ha chiesto conferma dell’indirizzo riportato sul modulo. Lui, secondo me, voleva sprofondare. Lei subito: “e meno male che te lo avevo detto di scrivere chiaramente”. Ho sudato freddo ma, sono stata felice, di non essere come quella donna. Sono uscita, finalmente, al sole di mezzogiorno. L’aria un po’ umida ma comunque piacevole. Ho sorriso e mi sono incamminata verso la mia auto. Volevo uno yogurt. No, capiamoci, non è che sono una patita dello yogurt, anzi. Però uno yogurt in casa ci sta sempre bene e ce n’è uno, sì uno solo, che mi piace. Non lo trovo quasi mai. Tranne che in un supermercato che si trova dalla parte opposta della città. Via, direzione yogurt. Sono arrivata nel parcheggio del supermercato. Ho scelto un posto a caso. Avrei voluto sceglierlo meglio per non dover fare manovre sotto il sole cocente nel momento in cui sarei andata via. Ma, alla fine, ho optato per un posto qualunque. Le macchine posizionate a lisca di pesce. Davanti a me altre auto. No, non sarei potuta uscire andando semplicemente avanti o forse sì. Lo avrei scoperto dopo. Sono entrata. Senza difficoltà ho trovato lo yogurt e anche due tavolette di cioccolato fondente al cocco. Mi sono diretta verso la cassa. Alla prima, una ragazzina stava discutendo con la mamma. Sono passata oltre. Al termine della fila, un cestello abbandonato pieno di prodotti, ma nessuno a custodirlo. Il signore davanti a me stava per pagare, allora, ho aggirato il cestello incustodito ma proprio in quel momento mi ha dribblata la “proprietaria” che senza dire una parola, è passata avanti e con aria arcigna ha posizionato i prodotti sul nastro trasportatore della cassa. Poi ha preso la barra “cliente successivo” e l’ha collocata dietro la sua spesa. Ho appoggiato lo yogurt e intanto continuavo ad osservarla. Lei non ha guarda in faccia nessuno. Ha pagato. “Carta”. “Dammi dieci sacchetti”. E solo nel momento in cui ho pagato io e ho cercato di uscire dalla fila, si è spostata, quasi infastidita e mi ha fatto passare. Gli occhi sempre a guardare non si sa cosa. “Pazienza” – ho pensato. Ho preso la mia spesa e sono andata via. Sono tornata al parcheggio e a questo punto è accaduta una cosa di una semplicità assoluta che però mi fa sorridere di cuore. Ho aperto lo sportello della mia peugeot. Sono entrata e ho guradato davanti a me. Non c’erano macchine. “E vai. Me ne posso andare senza fare manovre” – ho pensato, quando all’improvviso una corsa grigia si è collocata proprio davanti alla mia auto. “Uffa. Vabbè, ok faccio manovra”. E qua è accaduto l’impensabile. L’autista della corsa ha fatto retromarcia. Ha fatto manovra e si è spostata alla sua destra, lasciandomi lo spazio per passare. “Ma davvero sta facendo questo?” – ebbene sì. E’ sceso lasciando in auto due ragazze. Ho messo in moto e sono passata accanto all’auto, incredula. La ragazza di dietro dai luminosi occhi verdi mi ha guardata e mi sorriso con uno sguardo complice. Ho ricambiato il sorriso e sono andata via più leggera. Non ci posso credere. La gentilezza è ovunque, anche se troppo spesso le persone nascondo molte possibilità per paura di non si sa bene cosa. Ho continuato ad andare in giro e ho trovato un ingorgo che, non sempre è negativo, soprattutto se ti capita una macchina “scassata” di fronte e una bimba tutta arruffata che si perde con la testa fuori al finestrino. Le ho sorriso, per istinto. Lei mi ha guardata. Ha sorriso. A guidare, forse la mamma. La bimba ha detto qualcosa alla mamma, forse le ha raccontato che qualcuno le ha sorriso da un’altra macchina e … il sorriso reciproco è andato avanti. Basta poco, in fondo, nella vita di ogni giorno, a trasformare un quotidiano qualunque in un qualunque quotidiano straordinario.

(Testo di Giovanna Giaquinto)

Mentre i piedi si alzano in volo…

Non ti ho vista

Eppure già c’eri

eri come un sorso di infinito

ma non lo sapevo

Eri nascosta

fra un riccio ed un pensiero

timida

o forse solo primordiale

Mille parole che fluivano

per poi fuggire

Ti ho vista

come un raggio di sole

d’improvviso

maschere fra la gente

urla e risa

a coprire il mondo

e all’improvviso

un sorriso incoraggiante

ed è stato lì

che ho scorto gli occhi

della dolcezza

nonostante la graffiante

apparenza

ma poi il resto

è testo da scrivere

ad ogni istante

(Giovanna Giaquinto)

MA CHE CE NE FOTT’

Non comprenderai

non è un problema che mi tocca

Non saprai

ma non me ne dispero

Non condividerai

mi dispiace per te

Non crederai

e questo è male davvero

Non mi conoscerai

peccato

Mi giudicherai

“ma che ce ne fott”

Perdonate l’eufemismo ma è la frase che mi ripete sempre la mia collega quando qualcuno parla a sproposito o quando qualcuno cerca di farci uno “sgambetto” o ci giudicano a “prescindere”. Mi regala un sorriso ogni volta e allora lo giro anche a voi perchè in fondo … la bellezza è “sorridere dei guai” … buon sabato a NOI. Gg

 

L' Aurora di Leyla

…a te che sei qui con me, confuso nel mio respiro, dove non esistono confini, dove ogni silenzio è musica.

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Gli Amabili Libri

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto. (Jorge Luis Borges)

maplesexylove

_Fall in love with style_

" i cunti"

Racconti e conversazioni dal Salento

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

La strada giusta è quel sentiero che parte dal Cuore e arriva ovunque

Diabetic World Traveler

¿Quién dijo que la diabetes fuera un límite? Que nada te impida perseguir tus sueños...

elinepal

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SIGNORASINASCE alias Stefania Diedolo

Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita? George Byron

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